Mancano dodici giorni al termine ultimo, perché poi dal primo novembre i rifiuti della provincia di Frosinone non potranno più essere conferiti presso la discarica di Viterbo. In sostanza la struttura della Tuscia tratterà soltanto l'immondizia delle province di Viterbo e Rieti. Mentre quella di Roma va ad Albano. Per evitare l'emergenza in Ciociaria si sta muovendo la Saf, che ha le idee chiare: per un periodo limitato (due o tre mesi) i rifiuti prenderanno con ogni probabilità la direzione di alcuni termovalorizzatori del nord. Della Lombardia in particolar modo. Ma è comunque chiaro che a gennaio 2023 si porrà con forza il problema. Perché con il perdurare della mancanza di una discarica, l'unica alternativa sembra essere quella che i rifiuti della Ciociaria possano andare all'estero. Opzione Olanda in prima fila.

La posizione della Provincia
Il presidente Antonio Pompeo ha ribadito di essere in attesa dello studio commissionato al Politecnico di Torino. La Regione aveva chiesto alla Provincia di indicare il sito entro il 30 settembre scorso, ma la svolta non c'è stata. Ha detto Pompeo a Ciociaria Oggi nei giorni scorsi: «Vale la pena ricordare che la provincia di Frosinone è stata una delle prime nel Lazio a definire e chiudere il suo ciclo dei rifiuti. Un processo che ci avrebbe consentito di essere autosufficienti fino al 2026. Questa condizione è poi saltata a causa del conferimento nell'unico sito sul nostro territorio di rifiuti extra provinciali». Evidente il riferimento ai rifiuti romani trattati per anni in Ciociaria.

Ha aggiunto Antonio Pompeo: «Il continuo ricorso ai nostri impianti ha determinato, come tutti sanno, l'esaurimento anticipato del IV bacino e la Provincia ha dovuto rivedere l'intero cronoprogramma per l'individuazione delle aree bianche da sottoporre successivamente alla Regione Lazio per la scelta finale. Predisporre un piano e approvarlo prevede un procedimento complesso che, seppur stralciato dal Ptpg per velocizzarlo, ha bisogno dei suoi tempi. Numerosi sono i fattori da dover considerare, primi tra tutti i vincoli naturalistici e ambientali, oltre agli aspetti logistici e annessi. Tutti elementi che, messi a confronto, determinano lo scenario su cui individuare le aree cosiddette bianche. La Provincia, nonostante la sua autosufficienza fino al 2026, ha affidato, con largo anticipo, la redazione del nuovo piano al Politecnico di Torino che sta acquisendo tutti i dati, anche di altri enti. Soltanto e quando questi ultimi provvederanno a fornire la documentazione necessaria si potrà arrivare alla stesura del piano definitivo e al coinvolgimento dei Comuni nella procedura di elaborazione».

La lettera della Saf
Nei giorni scorsi il presidente della Società Ambiente Frosinone Lucio Migliorelli ha inviato una lettera ai 91 Comuni soci e all'Amministrazione Provinciale. Per fare il punto della situazione. Ricordando che da un anno e mezzo la Ciociaria non ha una discarica nel proprio ambito di riferimento. Sottolineando: «Senza che nel frattempo le competenti Amministrazioni siano addivenute all'individuazione di una soluzione alternativa definitiva e che rischia di aggravarsi e deflagrare in ragione dell'imminente chiusura della discarica di Viterbo, unico sito, a far data dall'1/11/2022. È evidente che la mancanza di una discarica di servizio rispetto all'impianto di Colfelice determinerebbe, in modo inevitabile, il blocco del servizio svolto dal nostro impianto, con ogni ulteriore conseguenza nei confronti dei Comuni».

E ancora: «In questo difficilissimo contesto la Saf si sta attivando per individuare impianti di smaltimento extra-regionali e scongiurare il rischio di una situazione ambientale e sanitaria». Aggiunge la Saf: «Ma è comunque evidente che anche l'eventuale individuazione di impianti di smaltimento extraregionali - che pure consentirebbero di prevenire e/o limitare la paventata emergenza - avrebbero impatti economici rilevanti sui costi generali del servizio e avrebbero, in ogni caso, una durata transitoria».

Sempre nella stessa pec Lucio Migliorelli nota: «È di tutta evidenza che pure in un contesto generale di progressivo innalzamento dei livelli di raccolta differenziata da parte di tutti i Comuni della Provincia di Frosinone, l'attuale sistema di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, provinciale e regionale, non può fare a meno, in assoluto, di impianti di chiusura del ciclo (in modo particolare discariche di servizio rispetto ai bacini provinciali)». Il cuore del problema è esattamente questo, specialmente in prospettiva. Perché ogni ambito territoriale ottimale dovrà essere nelle condizioni di chiudere il ciclo dei rifiuti in maniera autonoma.

I costi delle tariffe
Nella lettera ai Comuni e alla Provincia la Società Ambiente Frosinone nota: «La Regione Lazio ha recentemente adeguato la tariffa di conferimento all'impianto di Colfelice, portandola a 161,68 euro a tonnellata. Del resto l'attuale tariffa di 138,61 euro a tonnellata risultava elaborata sulla base dei costi generali dell'anno 2014 (avendo nel tempo subito il solo incremento Istat) e dunque non era più idonea - a fronte del progressivo esponenziale aumento dei costi degli ultimi anni - a garantire l'equilibrio economico-finanziario della gestione di servizio».

Contemporaneamente aggiunge pure «che, grazie a nuovi e migliorativi accordi raggiunti con alcuni nostri partner commerciali, Saf è in grado di praticare, a partire dal corrente mese di ottobre, una significativa riduzione del corrispettivo contrattuale applicato in relazione al servizio di intermediazione dell'avvio al recupero della frazione organica». Il cda della Saf ha deliberato di applicare unilateralmente una riduzione dell'attuale corrispettivo contrattuale dovuto dai Comuni. Scrive Migliorelli: «Per i Comuni che utilizzano come trasferenza l'impianto di Colfelice, il corrispettivo applicato sarà ridotto dagli attuali 130 euro a tonnellate a 115 euro a tonnellate. Mentre per i Comuni che utilizzano la stazione di trasferenza di Frosinone il corrispettivo applicato sarà ridotto dagli attuali 140 euro a tonnellata a 125 euro a tonnellata».