La storia di un'industria che diventa la storia di una terra. La storia passata e quella che si vuole scrivere a partire da oggi, cioè da ieri, quando da Piedimonte è arrivata una proposta di sviluppo interprovinciale per ricominciare a scrivere proprio la... storia. Non è un giro di parole ma un vortice di volontà. Un risveglio e, forse, anche un principio di orgoglio territoriale, per provare a lasciare il segno come fecero i predecessori.

Perché passato e futuro possono anche andare a braccetto. Cinquant'anni di Fca incarnano la storia di decine di migliaia di persone. Diventano l'eco lavorativa per altre province e regioni, con annesse "valigie di cartone" per un'emigrazione a chilometri ridotti e un'edilizia tra Piedimonte e Cassino che è esplosa. E ora proprio dalla città che ospita lo stabilimento Fca si vogliono ricalcare le orme dei precedessori per creare un altro progetto a più teste e unire i poli economici di due province. Perché crescita vuol dire occupazione.
Quante persone abbiano trovato proprio un'occupazione in cinquanta anni di industria e quanti l'abbiano tuttora è incalcolabile. Anche se la crisi del comparto automotive fa rimpiangere gli anni gloriosi di ben altri periodi produttivi. Ma quella di ieri è stata la giornata dei festeggiamenti per i cinquanta anni di Fca sul territorio.

E ai lavoratori si è rivolto il sindaco di Cassino Enzo Salera: «Ai lavoratori che hanno fatto la storia della nostra economia, la storia di questo territorio, vuole andare il mio pensiero in occasione di questo speciale anniversario. Ai padri e alle madri che in cinquanta anni di lavoro tra le catene di montaggio hanno reso questo stabilimento un'eccellenza del territorio, con cui il legame economico, ma anche sociale, resta indissolubile, ma soprattutto un riferimento per la nostra vecchia Fiat, chiamata oggi ad affrontare sfide sempre più importanti e difficili».

E a brindare c'erano gli esponenti di tutta l'area, riuniti insieme nella sala consiliare di Piedimonte, a ricordare chi eravamo ma anche a profetizzare chi vogliamo essere. Un po' troppo stretta per un'occasione del genere ma il messaggio echeggiato da quel luogo - dove si è celebrata un'assise allargata - è arrivato forte e chiaro. Almeno nelle sue intenzioni dialettiche.

«L'evento di oggi - ha scandito con cura il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi - non nasce solo per celebrare una data importante. Il vero scopo di questa giornata, come quella di cinquanta anni fa, è quello di voler condividere un progetto comune di sviluppo ed evoluzione di questo territorio, la possibilità di cavalcare l'onda del progresso tecnologico, sfruttarne tutti i vantaggi, mettendo in opera tutte quelle azioni possibili che ci permetteranno di essere protagonisti di un'epoca così difficile ma allo stesso tempo straordinaria. Abbiamo il dovere etico e morale di farlo! E ognuno di noi deve fare la sua parte, e in questa sala abbiamo tutte le competenze e professionalità per farlo, perché un risultato così importante lo si può raggiungere solo se ognuno mette del suo attuando il concetto di rete, in questo modo e sfruttando il Pnrr, potremo dire di aver contribuito allo sviluppo della nostra area».

«È su queste riflessioni che dobbiamo puntare a un territorio che offra una migliore mobilità, sostenibilità e fruibilità. Ed è su queste fondamenta che vorrei lanciare un'idea che vada in questa direzione, un'idea che necessita della vostra attenta valutazione, che necessita del vostro approfondimento e di una condivisione sinergica. Sto parlando dello studio di fattibilità del tracciato di una strada veloce di collegamento tra il polo industriale di Piedimonte con quello di Roccasecca fino al mercato ortofrutticolo di Fondi. Quindi, di un collegamento che favorisca scambi e trasporti più veloci tra la provincia di Frosinone e la provincia di Latina».

La proposta avanzata ieri è quella di rendere i poli industriali sempre più all'avanguardia in termini infrastrutturali con un occhio all'orizzonte: l'insediamento di nuove realtà produttive. E l'arrivo di nuovo lavoro. Questa sarebbe la logica conseguenza. Come fu per la nascita della Fca: occupazione nella fase di costruzione e occupazione appena i cancelli furono dichiarati aperti.
Un modello di unità per parlare un'unica lingua tra due province e moltiplicare le occasioni occupazionali. In una realtà laziale dove la maggiore convergenza tra Frosinone e Latina può quantomeno allargare le maglie della speranza di contro bilanciare lo strapotere della capitale d'Italia.

«E allora - ha concluso Ferdinandi - mi rivolgo al sindaco di Cassino, che nella storia dello sviluppo di questa area è stato sempre il capofila, di riproporre come cinquanta anni fa un consiglio regionale straordinario a Cassino che abbia come punto all'ordine del giorno la predisposizione di un piano infrastrutturale che affronti le esigenze di sviluppo del Lazio Meridionale. Non perdiamo questa occasione, puntiamo a essere artefici del nostro destino».

Un nuovo protagonismo per un traguardo che vorrebbe ricalcare proprio quell'intuizione, targata 1966, che vide la nascita di un comitato promotore per gli insediamenti industriali nel basso Lazio. E che, con un dispendio di energie corale e infaticabile, arrivò alla tappa del 15 ottobre 1972.