Il ricordo di uno stabilimento aperto alla comunità per presentare i nuovi modelli, ma anche il momento di passaggio in cui il sito industriale è diventato il centro di produzione del marchio Alfa Romeo. Tutto questo passando tra la nascita di un indotto che oggi conta decine di migliaia di lavoratori e la necessità di nuovi investimenti. Il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, racconta i primi cinquant'anni dello stabilimento automotive. Oggi la città è pronta a omaggiare questa speciale ricorrenza. In occasione del mezzo secolo dall'insediamento del sito industriale che ha cambiato il volto economico e produttivo dell'intera regione Lazio è stato organizzato un pomeriggio di celebrazioni. Mostre, presentazioni di libri, esposizioni d'auto d'epoca ma, soprattutto, un consiglio comunale aperto. Un momento di incontro e di riflessione su cui il primo cittadino punta molto per avviare progettualità condivise che possano vedere tutto il territorio unito in un disegno unico di rilancio e di promozione. Perché, secondo Ferdinandi, la parola d'ordine per progettare il futuro del Lazio meridionale è proprio la "condivisione di obiettivi comuni".

Sindaco, nel 1972 nasceva la Fiat a Piedimonte San Germano. Oggi il Comune è pronto a festeggiare i cinquant'anni dall'insediamento.
«Assolutamente sì, quello di Fiat è un insediamento importante che ha cambiato il volto del Lazio meridionale. Era il 15 ottobre 1972 quando si è prodotta la prima "Fiat 126" che fu successivamente donata a Papa Paolo VI nel comune di Aquino. A cinquant'anni di distanza abbiamo deciso di ricordare quei momenti attraverso una seduta del consiglio comunale aperto. Non sarà solo un momento celebrativo, ma di confronto perché sarà un momento che vedrà la presenza di tutti i rappresentanti istituzionali, a ogni livello, per raccogliere spunti e riflessioni. Si parlerà delle necessità infrastrutturali e degli interventi occupazionali che sono importanti oggigiorno. Il Comune cercherà di fare da stimolo per affrontare le sfide che ci attendono».

Di quali sfide parla?
«Penso prima di tutto all'opportunità del Pnrr e alla necessità di uno sviluppo infrastrutturale. Noi metteremo sul tavolo una nostra proposta e ci aspettiamo che anche altri sindaci diano il proprio contributo. L'obiettivo sarà quello di avviare un lavoro sinergico per dare una svolta al territorio. Cinquant'anni fa è stato cambiato il volto industriale del Lazio meridionale, ora vogliamo avviare una nuova fase di rivoluzione industriale».

In più occasioni, quando si è parlato di Fiat, lei ha invitato le istituzioni all'unità. Ha sottolineato anche l'importanza di mettere in campo progetti condivisi. Quali sono, secondo lei, le priorità?
«Personalmente ritengo che ogni amministratore per promuovere il benessere del territorio debba puntare su due linee d'azione che sono strategiche. La prima è sicuramente quella occupazionale, un territorio per poter essere attrattivo deve garantire delle opportunità. La seconda, non meno importante, è quella relativa alle infrastrutture di collegamento questo perché bisogna creare le condizioni per permettere alle periferie di essere agevolmente collegate a città capoluogo o ad altre città europee. Solo così si possono rendere tutti i territori competitivi».

Ma dal consiglio comunale aperto cosa vorrebbe che uscisse?
«L'obiettivo è quello di fare da stimolo, ma anche di avviare una riflessione in un momento molto particolare come quello che stiamo vivendo. Oggi ci sono molte risorse a disposizione con il Pnrr ma se si porteranno avanti ragionamenti o progetti incentrati su singoli territori non si avrà un vero beneficio globale. Per questo motivo io continuo a guardare a tutto il Lazio meridionale dove ci rientra la provincia di Frosinone e il sud Pontino. C'è bisogno di un ragionamento collettivo, proprio per questo ho voluto invitare anche molti sindaci della provincia di Latina».

In questi cinquant'anni non bisogna dimenticare che nel Lazio meridionale è nato anche un immenso indotto legato allo stabilimento.
«Oggi abbiamo un indotto legato al settore dell'automotive, di diversi livelli di grandezza, che conta circa 15.000 maestranze. Anche queste aziende devono essere sostenute dalle istituzioni. Per farlo occorre creare quei progetti che generino le giuste condizioni affinché nuove aziende decidano di investire in queste aree e chi è già presente possa trovare tutte le infrastrutture e tutti i servizi di cui necessita per portare avanti le proprie attività».

Mi racconta il primo ricordo legato a Fiat di Gioacchino Ferdinandi?
«Ricordo molto il periodo di lancio delle autovetture quando l'azienda apriva le porte alla comunità. Diventava una festa dell'intero territorio con il coinvolgimento direttore dei cittadini che prendevano parte a eventi culturali realizzati per l'occasione. C'era un contatto diretto che, purtroppo, oggi non c'è più perché questo tipo di eventi non vengono più realizzati. In particolare ricordo la presentazione di Bravo e Brava con la presenza di grandi cantautori nazionali e tutti i cittadini in festa per questo avvenimento».

E invece un ricordo di Gioacchino Ferdinandi sindaco?
«Sicuramente la trasformazione del marchio Fiat in Fca (Fiat Chrysler Automobiles). Ricordo che quando ci fu questa trasformazione lo stabilimento di Piedimonte fu scelto come centro di produzione del marchio Alfa Romeo che rappresenta uno dei brand di maggiore importanza a livello mondiale. Il nostro sito produttivo fu completamente ristrutturato diventando uno dei più tecnologici d'Italia».