Appropriazione indebita e interferenze illecite nella vita privata. Sono queste le accuse delle quali deve difendersi una badante verolana che accudiva due anziani.
Ieri, davanti al giudice monocratico del tribunale di Frosinone Antonio Ruscito si è svolta la prima udienza a carico di F.P., 60 anni, difesa dall'avvocato Rosario Grieco. Si sono, invece, costituiti parte civile, con l'avvocato Mauro Roma, i nipoti ed eredi della coppia di anziani, nel frattempo deceduti.
Secondo la denuncia l'imputata si sarebbe appropriata di una serie di somme che i coniugi custodivano in casa e su alcuni conti correnti e libretti di risparmio per un totale di 107.500 euro.

In modo particolare, nel periodo che va dall'agosto 2019 all'agosto dell'anno successivo, la badante si sarebbe appropriata di 35.000 euro. Al momento del loro ricovero in ospedale, infatti, su loro richiesta gli anziani le consegnavano 45.000 somma che, secondo l'accusa, la donna si sarebbe rifiutata di restituire nonostante più richieste, infine restituendone 10.000. Ma non solo. La donna è accusata di essersi appropriata di 22.500 euro depositati in un conto corrente, intestato ai coniugi, e sul quale la badante era delegata a operare.

Per la procura quest'ultima avrebbe effettuato, di volta in volta, dal gennaio al luglio 2020, una serie di prelievi di 3.000 euro più uno da 3.500 e un altro di 4.000. Infine, F.P. deve difendersi dall'accusa di essersi appropriata di 50.000 euro, depositati su un libretto di risparmio, intestato sempre ai coniugi, con un unico prelevamente effettuato il 25 agosto 2020.
La badante è stata accusata poi anche del reato di interferenze illecite nella vita privata per aver registrato, con il telefonino lasciato acceso in modalità record su un mobile della cucina dell'abitazione dei coniugi, al fine di procurarsi notizie sulla vita privata degli stessi e sulle conversazioni in cui l'anziana assistita parlava di lei con una nipote.