Processo "Maschera", ben 57 parti civili in aula. Almeno quelle contate dai cronisti presenti in aula, tra coloro che già avevano ufficializzato la loro posizione e quelle che ieri ne hanno espresso l'intenzione. Un processo che vede imputati - tra persone e società - più di quaranta soggetti giuridici: comprensibile la difficoltà nella partenza. Ben 19, ieri mattina, i difetti di notifica. Così di fatto il procedimento nato per far luce su un presunto traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e violazioni alle prescrizioni Aia (queste le contestazioni mosse a vario a titolo) non è decollato. Con un rinvio al prossimo 8 febbraio, davanti al giudice Tillo, per il rinnovo delle notifiche irregolari.

E con la costituzione delle parti civili: ieri, infatti, nuove associazioni e nuovi Comuni hanno espresso la volontà di far parte del lunghissimo elenco nelle prossime udienze. Un numero destinato certamente a variare: oltre alla Regione Lazio davvero tanti i Comuni nell'elenco, tra i quali anche quello di Cassino, con il primo cittadino Salera tra i testimoni. A Colfelice, Cervaro, Roccasecca, Pontecorvo, Frosinone, Arce, Alatri, Atina, Ceccano, Colle San Magno, Posta Fibreno e Isola del Liri si uniranno Piedimonte e Aquino (rappresentati dagli avvocati Antonio D'Alessandro e Mosè De Rubeis) e diverse associazioni ambientaliste. Il quadro, in tal senso, non è ancora definitivo.

A processo per l'operazione "Maschera" i rappresentanti legali e i tecnici delle aziende che trattano rifiuti, finiti nel 2017 nell'operazione della Forestale. Coinvolti tra gli altri Mauro Vicano, ex presidente Saf; Cesare Fardelli allora presidente del Cda Saf; Valter Lozza, in qualità di rappresentante e amministratore della Mad all'epoca dei fatti; Roberto Suppressa, ingegnere della Saf; Aldo Giovenchi, direttore tecnico della Mad e tanti altri soggetti nelle loro funzioni di presidenti o vertici di aziende connesse al trattamento dei rifiuti: 31 persone e 11 società.

L'operazione sui "codici a specchio" aveva portato anche al sequestro di dieci impianti di trattamento tra Frosinone e Latina. Il caso era poi approdato davanti alla Corte di giustizia europea per chiarire l'interpretazione della norma sulla classificazione dei rifiuti con i codici a specchio. Davvero nutrito il pool dei difensori tra i quali gli avvocati Domenico Marzi, Sandro e Vittorio Salera, Paolo Marandola, Antonio Perlini, Vincenzo Galassi, Pierpaolo Dell'Anno, Calogero Nobile, Marco Pizzutelli, Danilo Iafrate, Francesco Scalia e Mario Di Sora.