Scena muta davanti al giudice. I tre destinatari delle misure di obbligo di firma e di dimora - un trentunenne, un trentatrenne e un quarantenne nati a Cassino e Pontecorvo ma residenti a San Giorgio - si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo l'impianto accusatorio, avrebbero gestito un traffico di stupefacenti in una abitazione a un passo dal laghetto, uno dei posti più amati da residenti e turisti.

Le indagini, avviate dai carabinieri della locale stazione e dai colleghi della Compagnia di Pontecorvo - agli ordini del capitano Taglietti - dal mese di gennaio 2021 fino a febbraio scorso, hanno permesso di porre in evidenza l'utilizzo di una particolare tecnica: quella del "gancio", un sistema che prevedeva il lascito della sostanza in un punto concordato tra lo spacciatore e l'assuntore, per poi essere pagata successivamente.

A mettere i militari sulla strada giusta le diverse segnalazioni giunte dai frequentatori della zona: inusuali movimenti di veicoli e persone a poca distanza dall'abitazione di uno degli indagati. Poi un primo sequestro (circa cinque grammi di coca) a un assuntore. E l'inizio delle attività. Attività investigative non facili, tanto che il risultato della brillante azione antidroga ha meritato anche il plauso del procuratore d'Emmanuele.

Secondo quanto accertato dai militari gli indagati usavano il metodo del "gancio" attraverso un linguaggio criptico: la droga lasciata in posti ben precisi, ritirata e pagata in tempi successivi veniva indicata come "appoggiata". Sono stati sequestrati complessivamente 122 grammi di eroina, 60 di cocaina, diverse bottigliette di metadone e 500 grammi di hashish. Coinvolta anche la compagna del trentatreenne, una trentacinquenne del posto (entrambi assistiti dall'avvocato Emanuele Carbone), non raggiunta però da alcuna misura.