Turbativa d'asta e illecito finanziamento ai partiti. Con questo impianto accusatorio la Procura di Cassino ha chiuso le indagini sull'ex sindaco ed ex commissario dell'Ater Sergio Cippitelli, sulla sua ex segretaria Loredana Iacobone, sui funzionari pubblici Narcisio Campagna, Luigi Colaiacovo, Giovanni Lecce e Maurizio Loreto Ottaviani e degli imprenditori Silvio Reale e Sara Palleschi. Le indagini, che hanno interessato il periodo tra il 2015 e il 2021, sono state svolte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria attraverso l'esame una copiosa documentazione amministrativa e contabile, l'analisi dei telefonini in uso agli indagati, raccogliendo numerose testimonianze e con perquisizioni operate in diverse zone dalla provincia, in particolare nel Sorano.

In sostanza, il pm Flavio Ricci accusa Cippitelli (difeso dall'avvocato Sandro Salera) di aver "pilotato" la concessione del servizio a favore del Consorzio Intesa di cui Reale (avvocato Gianluca Viola) era l'amministratore. Alla gara hanno partecipato anche due cooperative, la "Giulia", con la Iacobone (avvocato Sandro Salera) nel ruolo di amministratrice, e la "Ambra" guidata dalla Palleschi (avvocato Angelo Di Siena).

Secondo l'accusa Cippitelli, considerato amministratore di fatto delle due cooperative, avrebbe agito con la complicità dei membri della commissione di gara nominata dalla centrale unica di committenza, ovvero Campagna (avvocato Gianfranco La Rocca), Colaiacovo (avvocato Armando Pacione), Lecce (avvocato Giorgia Miriello) e Ottaviani (avvocatoGiovanni Pianese), mentre le due coop non avrebbero comunicato di far parte del Consorzio Intesa, cosa che per legge le avrebbe escluse dalla gara.

L'inchiesta è partita nel 2018 quando il consorzio "Sviluppo e solidarietà" di Pescolanciano, iscritto nell'albo dei fornitori dell'Unione dei comuni, non fu invitata a partecipare alla gara in questione. Sempre secondo l'accusa, l'ex sindaco si sarebbe così procurato un vantaggio economico impiegandolo poi per finanziare in modo irregolare, con 21.538 euro, la sua campagna elettorale delle regionali 2018. Da parte sua Cippitelli si è sempre detto tranquillo e fiducioso nel corso della giustizia. Due anni fa, quando scoppiò il caso dopo le perquisizioni operate dai finanzieri, si parlò di accuse più pesanti di quelle formulate oggi al termine delle indagini: dalla frode elettorale al peculato e all'abuso d'ufficio. Il che lascia ben sperare le difese degli indagati.