La sferzata del vescovo Spreafico sulla bonifica della Valle del Sacco. È arrivata nel corso della celebrazione della 17ª Giornata per la Custodia del Creato davanti a Gruppi Scout del Distretto di Frosinone, membri dello staff delle Olimpiadi Victoria, alla presidenza dell'Azione Cattolica diocesana, alla Comunità di Sant'Egidio e a tanti fedeli nel santuario di Madonna della Neve a Frosinone. Nell'omelia il vescovo, che da anni interviene sulla problematica della Valle del Sacco, ha sottolineato che «per il suo disastroso inquinamento si continua a fare ben poco».
«Celebriamo il tempo del creato, alziamo gli occhi da noi stessi per guardarci intorno, per condividere con tutte le creature viventi il dono di vivere su questa terra e in questo mondo» ha detto monsignore Spreafico, rimarcando poi il messaggio di papa Francesco "Ascolta la voce del creato".

«Tu non sei solo. Sei unico nella tua singolarità, ma non sei l'unico vivente. Sei in mezzo a tanti esseri viventi, dalle piante agli animali, dalla terra agli esseri umani. A volte siamo talmente impregnati di noi stessi, che ci comportiamo come se gli altri non esistessero. Ci sono persone che parlano, urlano, camminano, guidano, senza accorgersi di non essere gli unici abitanti del pianeta terra. Per cui ti urtano, gridano, si arrabbiano, sparlano degli altri, si lamentano, come se non esistessero che loro e riversano sugli altri la loro insoddisfazione. Cari amici. L'io assoluto non esiste. Noi siamo sempre connessi, nonostante a volte non ci piaccia, anche quando siamo soli, anche quando non siamo connessi sui social. Gli altri esistono e li devi ascoltare. L'acqua, la terra, le piante, gli animali, il cosmo esistono con noi. Noi stessi, come dice il libro della Genesi, siamo "polvere della terra", cioè siamo fragili e deboli come è fragile il pianeta su cui viviamo. Lo abbiamo visto nei disastri ambientali, anche nel nostro Paese».

Monsignore Spreafico riprendendo ancora le parole del Santo Padre ha aggiunto: «Purtroppo, - scrive papa Francesco - quella dolce canzone è accompagnata da un grido amaro. O meglio, da un coro di grida amare. Per prima, è la sorella madre terra che grida. In balia dei nostri eccessi consumistici, essa geme e ci implora di fermare i nostri abusi e la sua distruzione". Ce lo ricorda la Valle del Sacco e il suo disastroso inquinamento per cui si continua a fare ben poco». «"Poi, continua Francesco sono le diverse creature a gridare. Alla mercé di un antropocentrismo dispotico (Laudato si', 68), agli antipodi della centralità di Cristo nell'opera della creazione, innumerevoli specie si stanno estinguendo, cessando per sempre i loro inni di lode a Dio. Ma sono anche i più poveri tra noi a gridare. Esposti alla crisi climatica, i poveri soffrono più fortemente l'impatto di siccità, inondazioni, uragani e ondate di caldo che continuano a diventare sempre più intensi e frequenti … gridano i nostri figli. Minacciati da un miope egoismo, gli adolescenti chiedono ansiosi a noi adulti di fare tutto il possibile per prevenire o almeno limitare il collasso degli ecosistemi del nostro pianeta".

Lo aveva gridato anche il profeta Abacuc, che grida a Dio la violenza del mondo, quella della guerra e delle ingiustizie, di cui fu spettatore. Sembra che Dio non risponda, non ascolti quel grido rivolto a lui, il grido della nostra madre Terra e di un creato dissestato dall'egoismo umano. Non possiamo stare tra gli indifferenti, perché non faremmo neppure il nostro vero interesse». Il vescovo ha, quindi, domandato: «Non dovremmo allora gridare anche noi davanti al protrarsi distruttivo della guerra in Ucraina e in altri Paesi del mondo? Non dovremmo piangere per i 1.300 migranti morti nel Mediterraneo nel 2022? A volte noi ci tiriamo indietro, come se non ci interessasse.

Diventiamo sordi. Che importa a me? Non è certo colpa mia se le cose stanno così! E allora continuiamo nell'indifferenza a non prendere posizione, a non schierarci, perché davanti alla violenza e alla smania di possesso si deve prendere posizione, mentre continuiamo a pensare che prima devo risolvere il mio problema, e poi magari mi occuperò anche di questo. Ma non è così che funziona la storia, perché siamo connessi e il male di uno ricade su tutti, l'indifferenza di uno fa male a tutti. Non possiamo cedere al pessimismo, anche se i tempi sono difficili. La fede, che si nutre della preghiera, è una forza di cambiamento, una vera rivoluzione umana. La fede non è un'ideologia, è seguire Gesù, ascoltarlo, imitarlo nell'amore per gli altri, nell'interesse per tutti, nella solidarietà e nella cura dei fragili e dei poveri. È ciò che cerchiamo di fare quando siamo qui per la Santa Messa, quando apriamo la Bibbia e il Vangelo e ascoltiamo la Parola di Dio, quando aiutiamo gli altri, quando ci prendiamo cura del creato e dei suoi innumerevoli abitanti, quando andiamo a trovare un anziano solo o malato, quando semplicemente ci prendiamo cura di qualcuno senza interessi, gratuitamente».