I beni della camorra nelle mani del Comune. Una straordinaria affermazione di legalità e un risultato importante per lo Stato che a Castrocielo ha affidato all'amministrazione Fantaccione un complesso immobiliare sottratto alla criminalità organizzata. Un importante passaggio comunicato lunedì a seguito di una riunione di coordinamento provinciale delle forze di polizia, presieduta dal prefetto di Frosinone - il dottor Ernesto Liguori - con la partecipazione del sindaco di Castrocielo.

La polizia di Stato, che ha eseguito l'ordinanza di sgombero dell'immobile a seguito di confisca di prevenzione, plaude al risultato. «Si tratta di un provvedimento di confisca di prevenzione, adottato dal Tribunale di Frosinone - Sezione misure di prevenzione - nell'ambito di un procedimento penale del 2009, reso definitivo da una sentenza della Corte di Cassazione, in seguito a recenti approfondimenti e specifiche investigazioni della locale Squadra Mobile» spiegano dalla Questura.

I locali sgomberati in esecuzione di apposite ordinanze dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata potrebbero presto diventare una casa famiglia o strutture con finalità sociali.
«L'indagine aveva acceso i riflettori sugli affari compiuti nel basso Lazio dagli appartenenti all'associazione malavitosa, riconducibile all'ala Schiavone del clan dei Casalesi, capeggiata da Francesco Schiavone, detto Sandokan.

In particolare, dalle carte del processo era emerso che il destinatario della confisca di beni aveva messo in piedi un'attività di traffico illecito di autovetture usate, la maggior parte delle quali di provenienza estera, rivendute in autosaloni dislocati tra Formia, Gaeta, Cassino e Frosinone, riuscendo così a riciclare ingenti somme di denaro "sporco", che una volta ripulito poteva essere reinvestito in nuove attività criminali - continuano dalla Questura - Il legame criminale con il clan di Casal di Principe era stato sugellato attraverso il regalo fatto dal proprietario dei beni confiscati proprio a Francesco Schiavone, un'autovettura Jaguar, un simbolico atto di sottomissione seguito all'affiliazione al clan». Questa attività si inserisce nella più ampia azione di contrasto della Polizia di Stato alla criminalità organizzata che opera nella provincia di Frosinone.