Sparatoria nel carcere di Frosinone, una questione legata al controllo dei territori di camorra o allo spaccio di droga. Se, da una parte, la procura di Frosinone sta ancora indagando per far luce sul clamoroso episodio dell'introduzione nella casa circondariale di via Cerreto di una pistola, poi usata da Alessio Peluso per far fuoco, senza colpire, su un gruppo di detenuti (due anni la richiesta di pena della procura per questo episodio, ndr), che qualche giorno prima l'avevano sequestrato e percosso, dall'altra la Direzione investigativa antimafia nella relazione al Parlamento offre una doppia chiave di lettura, una locale e un'altra a più ampio respiro.

«Di particolare gravità oltre che di complessa lettura info-investigativa - si legge nel documento della Dia - appare quanto avvenuto all'interno del carcere circondariale di Frosinone il 19 settembre 2021 quando un detenuto napoletano ritenuto legato ad ambienti della camorra, ristretto in alta sicurezza per reati connessi alla criminalità organizzata, secondo la ricostruzione dell'episodio basata anche sulle immagini di videosorveglianza sarebbe entrato in possesso di una arma verosimilmente recapitata dall'esterno attraverso un drone per poi minacciare un agente della polizia penitenziaria facendosi consegnare le chiavi delle altre celle e quindi dirigersi verso altri tre detenuti (due napoletani e un albanese) ed esplodere tre colpi al loro indirizzo senza tuttavia riuscire ad attingerli per vendicarsi di un pestaggio subito nei giorni precedenti. Non si esclude che la vicenda definita "gravissima e incredibile" anche da esponenti sindacali della polizia penitenziaria possa tuttavia essere legata a contrasti per questioni legate allo spaccio di stupefacenti anche in considerazione della caratura criminale dei soggetti sfuggiti all'agguato e del ruolo da loro ricoperto nelle attività legate al narcotraffico».

Tuttavia, la Dia nel fare il quadro delle tensioni esistenti tra alcuni clan camorristici nella zona settentrionale di Napoli, comprendente i quartieri di Secondigliano, Scampia, San Pietro a Patierno, Miano, Piscinola, Chiaiano, Vomero e Arenella, scrive: «Non si può escludere che ad accentuare le tensioni in atto incidano anche gli interessi del clan Licciardi e dell'Alleanza di Secondigliano la cui politica di consolidamento su quel territorio sarebbe stata favorita dalla scarcerazione di elementi di rilievo del clan Stabile un sodalizio da tempo in un rapporto privilegiato con i Licciardi. Inoltre potrebbe ricondursi a tali dinamiche la sparatoria di cui si è reso protagonista il 19 settembre 2021 all'interno del carcere di Frosinone un esponente del gruppo di abbasc' Miano. Questi infatti sarebbe stato intenzionato a vendicarsi dell'aggressione subita il precedente 16 settembre da parte di altri detenuti tra i quali appunto un elemento di spicco del clan Licciardi».

La procura sta ancora indagando sulle modalità di svolgimento del fatto. Anche dalle immagini della videosorveglianza si vede arrivare il drone. E subito si è pensato che l'arma sia stata consegnata in quel modo. Il caso destò molto scalpore (subito il ministro Cartabia inviò a Frosinone una delegazione del Dap), dato che era dagli anni di Piombo che non si sparava all'interno di un penitenziario.

Lo scorso 9 settembre, intanto, davanti al gup del tribunale di Frosinone si è svolta l'udienza per il prologo, ovvero il sequestro di Peluso all'interno di una cella e la sua aggressione. Per quel fatto i cinque imputati hanno scelto il rito abbreviato. Peluso, dal canto suo, non ha né denunciato né si è costituito parte civile. Il pm ha concluso chiedendo due anni per tutti gli imputati, tranne uno, l'unico che ha optato per il giudizio ordinario.

Tre giorni dopo, secondo la ricostruzione della procura, Peluso, ospitato nell'alta sicurezza, avrebbe cercato di vendicarsi. Al momento di andare verso le docce ha sfoderato l'arma e ha minacciato un agente della polizia penitenziaria e si è fatto consegnare le chiavi della cella dove si trovavano i cinque. Il napoletano non è stato in grado di aprire la cella e così ha sparato tre colpi, senza colpire nessuno. Poi, Peluso con un cellulare, illegalmente detenuto, ha chiamato il proprio avvocato e si è convinto ad arrendersi e a cedere l'arma agli agenti della polizia penitenziaria.