Un'accusa pesante, quella per la quale ex sindaco, ex vice ed ex assessore del Comune di Campoli Appennino sono finiti in aula affrontando un processo lungo quindici anni, che si è concluso ieri pomeriggio con l'assoluzione dell'allora vicesindaco e assessore e con l'intervenuta prescrizione per il già primo cittadino.
In questa lunghissima fase processuale una prima riqualificazione del reato contestato da estorsione aggravata a concussione: passaggio che ha comportato di fatto una notevole dilatazione dei tempi del giudizio. Poi ieri un altro "colpo di scena": la decisione della Corte presieduta dalla dottoressa Tavolieri di riqualificare ancora il reato in induzione indebita. Cambiando così le carte in tavola sui tempi della questione giudiziaria.

Prima la requisitoria del pm De Franco che ha ricostruito l'impianto accusatorio, avanzando una richiesta di pena di due anni e nove mesi per l'ex sindaco; due e sette mesi per l'ex vice e di assoluzione per l'ex assessore. Poi le attente discussioni degli avvocati Sandro De Gasperis per l'allora sindaco Pietro Mazzone; Marco Bartolomucci per l'ex vice sindaco Giuseppe Conflitti e per il già assessore Paolo Cipriani. E dell'avvocato Alessandro D'Ambrosio per le parti civili. In serata l'attesa sentenza che ha visto una assoluzione ai sensi del 530 del Codice di procedura penale per Cipriani e Conflitti e l'intervenuta prescrizione per l'ex primo cittadino.

Cuore dell'impianto accusatorio presunte pressioni esercitate su una dipendente della ditta affidataria allora (2007) del servizio comunale di scuolabus, come accompagnatrice dei ragazzi. Secondo le accuse se la lavoratrice non si fosse dimessa le sarebbero stati prospettati problemi per la cessione di un terreno del suocero con eventuale demolizione di un fabbricato. Oltre a qualche «promessa di sistemazione», ma solo qualche mese dopo. Questo per favorire l'assunzione al suo posto del congiunto di un consigliere. Pressioni che l'avrebbero indotta a dimettersi. L'avvocato De Gasperis ha sostenuto che il terreno fosse già venduto con una delibera delle precedenti amministrazioni mentre l'avvocato Bartolomucci ha incentrato la discussione su quell'unica frase, "Ci penso io", interpretata - secondo le difese - in modo erroneo. Sullo sfondo, questioni politiche e visioni contrapposte.