"Come e quando riferire un paziente al Centro Trapianto di Fegato e come instaurare il co-management successivo". Domani alle ore 11.30 a Città Bianca, struttura sanitaria di Veroli del Gruppo INI, avrà luogo una conferenza su questo tema e sarà presieduta dal professore associato di gastroenterologia, responsabile lista d'attesa del trapianto di fegato, Università La Sapienza - Policlinico Umberto I di Roma, Stefano Ginanni Corradini.

Un luminare, il prof. Ginanni Corradini, in un ambito delicatissimo, quello dei trapianti, che in Italia interessa complessivamente oltre 8mila pazienti per tutte le tipologie di intervento (cuore, rene, pancreas, fegato, polmone, ecc.), già iscritti nelle liste d'attesa del Sistema informativo trapianti. Di questi sono oltre 1000 quelli interessati al trapianto di fegato (fonte Centro Nazionale Trapianti, anno 2021).

Ma se questo è il dato dei pazienti già inseriti in lista d'attesa, quindi di fatto già presi in carico dal servizio sanitario, molti ancora sono i pazienti che potrebbero giovarsi del trapianto ma non vengono riferiti affatto ai centri trapianto oppure vengono inviati troppo tardi. Da questa premessa nasce l'incontro con il prof. Ginanni Corradini, finalizzato all'avvio di un progetto che prevede l'attivazione a Città Bianca di un ambulatorio di Epatologia dedicato alla valutazione dei pazienti candidabili a trapianto di fegato, sia per un corretto e tempestivo inquadramento clinico sia per un efficace indirizzamento nei centri d'eccellenza deputati al trapianto, come il centro trapianti di Fegato "Roma Sapienza", struttura che ha eseguito il primo trapianto di fegato in Italia, nel 1982 e rappresenta un punto di riferimento per pazienti con malattie di fegato avanzate provenienti dal Lazio e da molte altre Regioni Italiane.

Dopo anni problematici legati all'emergenza Covid che, come noto, hanno profondamente impegnato il sistema sanitario e le terapie intensive, frenando di conseguenza anche i trapianti, il 2021, secondo il CNT, è stato un anno di ripresa non solo sul fronte dell'attività clinica, ma anche su quello della cultura della donazione, con un ritorno di fatto agli standard pre-pandemia.