Sono gli alti costi di gestione (leggasi le bollette di gas e luce) a determinare lo stop delle attività della piscina comunale, con incognite nebulosissime sia sul presente che sul futuro. Il caso sta per arrivare sui tavoli della politica locale (già c'è stato un intervento della maggioranza) e, per comprendere meglio la situazione, è utile avere il quadro tracciato dalla società "Sport popolare", che ha la conduzione dell'impianto di Via Madonna della Sanità: «Le piscine coperte sono impianti energivori. Agli attuali prezzi, il solo costo di gas e luce - così come si è già concretizzato nella piscina comunale di Alatri con le ultime fatture ricevute in estate - supera le stime più ottimistiche dei possibili incassi».

Insomma, uscite troppo elevate che gli incassi non riuscirebbero a coprire. Soluzioni?
«L'ipotesi Best Case Scenario, alle attuali condizioni, consegna ai gestori una previsione di perdita ingente, con conseguenti alti debiti, non sostenibili nel breve periodo e non recuperabili nel medio. La situazione è tale da rendere di fatto quasi ininfluente l'eventuale moratoria del canone concessorio o il possibile aumento dei prezzi al pubblico. Questo quadro è aggravato dall'incertezza del contesto internazionale e nazionale. Dati l'estrema volatilità dei mercati, il rischio tuttora esistente di escalation militare, la mancata definizione quantitativa dei pur annunciati ristori governativi per le imprese che gestiscono strutture energivore e per gli enti del terzo settore, oggi non è possibile azzardare alcuna credibile previsione che consenta di operare con discernimento. Non è un caso che in Italia il 70% delle piscine coperte difficilmente riaprirà».

Da qualsiasi parte si guardi la cosa, le strade percorribili non porterebbero da nessuna parte, almeno per ora. Comune e società "Sport popolare" hanno aperto un tavolo tecnico all'interno del quale «analizzare tutte le soluzioni possibili ai fini del raggiungimento di un accordo che possa soddisfare le parti. Le prossime settimane saranno dedicate ad uno stretto monitoraggio dell'andamento dei costi e della misura dei ristori già deliberati dal governo».