C'è chi non parla e chi si è difeso contestando le accuse. Al via già ieri gli interrogatori di garanzia degli arrestati nell'operazione "Ultima corsa" coordinata dalla procura di Cassino su Sora e Isola del Liri e condotta dagli agenti della squadra mobile della questura di Frosinone.
Tra i reati ipotizzati dagli investigatori diretti dal questore Domenico Condello ci sono l'associazione a delinquere, lo spaccio di droga, soprattutto eroina, ma anche crack, acquistati tra Scampia e Castel Volturno, e l'usura ai danni di alcuni commercianti e piccoli imprenditori del settore edile, soprattutto ristoratori, ma anche tabaccai. Undici le persone finite in carcere e due ai domiciliari.

Tra coloro che sono finiti in carcere sono stati interrogati Ferdinando De Silvio, 38 anni di Sora, difeso dall'avvocato Tony Ceccarelli, accusato di tre episodi di spaccio. L'uomo, raggiunto dall'ordinanza in carcere di Frosinone dove era già detenuto, ha respinto tutte le accuse sostenendo di non vivere nell'appartamento ritenuto base di spaccio. In più ha contestato le dichiarazioni degli acquirenti, affermando che o lui era latitante, come affermato dalle forze dell'ordine, o era reperibile dagli assuntori nell'appartamento adibito allo spaccio. Ha chiesto anche un confronto con chi lo accusa.

A rispondere pure Errico e Giuseppe De Silvio, 37 e 35 anni, di Isola del Liri e Sora, nonché Luca Spalvieri, 37, di Sora (quest'ultimo agli arresti domiciliari), difesi dall'avvocato Antonio Carugno. Hanno respinto le accuse e hanno chiesto la revoca o una modifica della misura. Anche Angelo De Silvio, 29, di Sora sempre difeso dall'avvocato Carugno, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Stessa cosa per Alessio Di Folco, 34, di Isola del Liri, difeso dall'avvocato Luigi Tozzi. Massimo De Silvio, 41, di Sora, difeso dall'avvocato Mariano Giuliano, non ha risposto al gip, ma si è riservato la produzione di documenti per contestare le accuse e ha negato le minacce nei confronti delle presunte vittime. Infine, l'altro indagato ai domiciliari, Raffaele Galati, 39, di Isola del Liri, difeso dall'avvocato Antonello Quadrini, ha deciso anch'egli di avvalersi della facoltà di non rispondere.

L'inchiesta, coordinata dalla procura di Cassino, diretta dal procuratore Luciano D'Emmanuele, che fa seguito all'operazione Requiem, puntava a smantellare l'organizzazione che, stando alle accuse, avrebbe assunto un ruolo di monopolio sul territorio. Secondo l'attività condotta dagli uomini della squadra mobile, diretta dal commissario capo Flavio Genovesi, il quartier generale del gruppo, composto da quattro famiglie sinti, era in due stalle, poi fatte abbattere in quanto abusive e oggetto di ordinanze di demolizione.
L'inchiesta è nata, inoltre, da un fatto che ha fatto scalpore in tutta Italia.

Durante il lokcdown del 2020 e, in modo particolare durante la giornata di Pasqua, a Sora si svolse una corsa di cavalli con tanto di calesse. Già poche ore dopo il fatto la squadra mobile era sul posto a Sora a indagare. La procura di Cassino ha condiviso l'indagine e, anzi, ha anche cercato di accelerare per cercare di tutelare le vittime di usura. Piccoli prestiti ma che comportavano continui versamenti degli interessi, secondo quanto contestato dall'accusa. Alcuni ristoratori sarebbero stati costretti anche a offrire pranzi e cene gratis e a subire angherie come quando, con il locale pieno, gli "esattori" pur di averlo tutto per loro arrivarono a orinare sulla porta del locale in modo da provocare la fuga degli altri avventori. Una ventina le vittime che la squadra mobile avrebbe individuato. Una delle quali, disperata, si era confidata agli agenti affermando di aver pensato al suicidio prima di denunciare. Sul fronte dell'usura, come affermato dal questore Condello, resta alta la guardia.