Travolta e uccisa da un'auto sulla superstrada Cassino-Sora, ieri l'autopsia sul corpo di Diana Maria Zaharie, la ventitreenne rumena trovata senza vita sul ciglio della superstrada all'alba di lunedì. L'esame irripetibile eseguito dopo l'affidamento dell'incarico da parte del sostituto procuratore De Franco al medico legale Caruso - con un prelievo anche tossicologico - è iniziato intorno alle 13. E servirà a escludere senza ombra di dubbio la possibilità che la giovane e talentuosa artista possa essere morta per altre cause prima dell'impatto con l'auto pirata.

Impatto che dai primi elementi, trapelati subito dopo il rinvenimento del cadavere, sarebbe tra le cause più accreditate del decesso della ragazza. Diana, se soccorsa nell'immediatezza, poteva essere salvata? Se trasferita con celerità in ospedale - da dove sembrerebbe essersi allontanata dopo un accesso domenica, ma non l'unico negli ultimi giorni - poteva avere una chance? Ancora troppi i punti da chiarire. Sessanta i giorni necessari per il deposito della consulenza.

Vanno avanti, intanto, senza sosta gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Cassino coordinati dal capitano Scolaro, che hanno già ristretto il campo d'azione e che stanno comparando e mettendo insieme gli elementi raccolti. Sotto la lente i video delle telecamere di sorveglianza che insistono in quella stessa zona, così come in altre aree contigue: tra le immagini già prese in visione potrebbe esserci proprio l'auto del pirata della strada. Gli elementi raccolti dalle telecamere - forse i più importanti - dovranno poi essere messi a sistema con almeno altri due fattori: i pezzi di auto trovati sull'asfalto, a non molta distanza dal corpo. E con quanto emergerà dall'autopsia.