Mentre tutta Italia era rintanata a casa, costretta a rinunciare anche al tradizionale pranzo di Pasqua in famiglia a causa del lockdown, a Sora nel 2020 si svolgeva una singolare corsa di cavalli. Con tanto di calesse e urla di incitamento per il cavallo "imbattibile", una famiglia sinti organizzava un palio fai-da-te. Il video di quella corsa faceva il giro d'Italia tra l'indignazione generale. Ma già qualche ora dopo a Sora arrivava la squadra mobile di Frosinone.

Ha preso il via da quell'episodio l'operazione "Ultima corsa". Alle 5.45 di ieri gli uomini del questore Domenico Condello e del dirigente della squadra mobile Flavio Genovesi, coordinati dal procuratore di Cassino Luciano D'Emmanuele, sono piombati a Sora. In 140 agenti con il supporto delle unità cinofile e del reparto volo di Pratica di Mare sono entrati in azione contemporaneamente.

Eseguite undici ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette uomini e quattro donne, altri due sono agli arresti domiciliari. Obbligo o divieto di dimora per altri quattro. Sono quasi tutti appartenenti a quattro famiglie sinti di Sora. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, all'usura e all'estorsione. Il gip Alessandra Casinelli, su richiesta del sostituto procuratore di Cassino Roberto Bulgarini Nomi, ha disposto il carcere per Giuseppe, 35 anni, Angelo, 29, Giovanna, 33, e Concetta Di Silvio, 31, Daiana Magrini, 33 Errico, 37, Pamela, 32, Federico, 39, Ferdinando, 38, e Massimo De Silvio, 41, e Alessio Di Folco, 34; domiciliari per Luca Spalvieri, 37, e Raffaele Galati, 39. Tutti residenti a Sora tranne Errico, Di Folco e Galati che sono di Isola del Liri.

Il piano di azione è stato studiato nei minimi particolari. C'erano timori anche per possibili blocchi stradali per impedire gli arresti, memore di quanto accaduto tempo prima per l'arresto di un latitante, colpito anch'egli dall'ordinanza di custodia direttamente in carcere. Ma tutto è filato liscio. Gli arrestati sono stati radunati nell'area del cimitero e da lì portati in questura e poi in carcere.

Tra le particolarità emerse dall'inchiesta, oltre ai casi di usura ai danni di ristoratori e piccoli imprenditori anche il ritorno dell'eroina, acquistata a Castel Volturno, ma anche a Scampia. E tra i corrieri c'erano anche le donne della famiglia, ma anche persone in difficoltà economica. L'attività della squadra mobile segue l'altra importante operazione compiuta sul territorio sorano "Requiem", conclusa con la condanna in primo grado di 18 imputati a 160 anni di carcere. Proprio il vuoto lasciato dagli arresti del 2019 ha permesso al gruppo sinti che parla la lingua romanì di conquistare il monopolio del territorio dopo una prima fase di scontro con l'altra organizzazione. Le piazze di spaccio erano in via Calatafimi e in lungoliri della Monica.

«In piena pandemia hanno assunto comportamenti sprezzanti convinti di essere intoccabili, creando scompiglio. Con una serie di angherie hanno messo sotto scacco la cittadinanza e sottoposto a vessazioni i commercianti», chiarisce subito il questore Domenico Condello.

«Di indagini difficili con momenti di sconforto», parla il dirigente della squadra mobile Flavio Genovesi. A rendere complesse le operazioni la compattezza del gruppo, i legami familiari (quattro i nuclei nel mirino). Anche se, scavando, gli investigatori hanno trovato qualcuno che si confidasse, offrendo conferme ai sospetti. Un'operazione riuscita grazie al fatto che la procura di Cassino è molto attenta al territorio sorano al punto da decidere di accelerare le indagini per tutelare le vittime, senza aspettare i tempi più lunghi che avrebbe richiesto un'attività coordinata dalla Dda di Roma.

Il luogo di incontro del gruppo, una sorta di quartier generale, dove riunirsi - senza telefonini per timore di essere intercettati - erano due stalle in località Baiolardo e Campopiano, poi fatte abbattere a marzo dalla squadra mobile con il contributo della polizia locale di Sora in quanto abusive. Gli arrestati sono difesi dagli avvocati Tony Ceccarelli, Luigi Tozzi, Mariano Giuliano e Giosuè Bruno Naso.