Gravemente malata, con una misera pensione, non riesce a pagare l'affitto e chiede una casa popolare, almeno per limitare le spese e destinare il denaro alle necessità primarie.
La signora Gina Torriero è disperata, la malattia le è piombata addosso stravolgendole la vita, facendola ritrovare sola a casa con un figlio che non lavora perché deve assisterla e accompagnarla per le cure. Purtroppo i controlli medici non vanno bene, la salute non migliora e la donna è demoralizzata, sconfortata, non sa più a chi chiedere aiuto. È inserita nella graduatoria degli aspiranti alle case popolari, al dodicesimo posto, ma non ci sono alloggi disponibili e non può lasciare la casa in affitto.

Non ha prospettive, non sa come affrontare i disagi, la malattia, le difficoltà che la affliggono e alle quali non riesce a trovare soluzione. Il suo mondo è buio, privo di speranza. Gina Torriero si è rivolta agli amministratori, ma alloggi popolari disponibili non ci sono. Da qui l'appello della donna: «Mi rivolgo agli amministratori perché mi assegnino un alloggio popolare. Percepisco una minima pensione, ma le cure a cui devo sottopormi richiedono un impegno economico e l'affitto pesa. Intanto, ho ricevuto lo sfratto dall'appartamento in cui vivo, ma non posso andare in strada. Sono disperata. Il tempo per me è breve, prima dell'inverno devo trovare una sistemazione economica, risparmiare soldi, curarmi e cercare di andare avanti».

La donna disperata conclude: «Chiedo il sostegno dell'Amministrazione comunale, non posso essere lasciata sola con la mia malattia che purtroppo avanza». Il grido di Gina Torriero è quello di una persona distrutta, la cui salute è minata dalla malattia del secolo, che non riesce a guardare al futuro con ottimismo, ma che vorrebbe vivere dignitosamente. La voce di Gina è sottile, delicata. Chiede con tono dimesso, con educazione, si vergogna di dover implorare aiuto, ma non ha alternative. Il dovere delle istituzioni e della società è quello di sostenerla, di darle un tetto e soprattutto restituirle quella dignità che il bisogno e il disagio le hanno sottratto.