Non c'è bambino, oggi adulto, che non si ricordi di lui. Padre Adelmo Scaccia, 89 anni ad ottobre e 63 di sacerdozio, continua a essere ancora oggi un punto di riferimento e una guida per molti. Per trent'anni è stato parroco della chiesa di Madonna della Neve, ma l'ispirazione gli è arrivata qualche anno prima.

Le Olimpiadi Victoria sono nate da una sua intuizione, è lui l'ideatore della più grande manifestazione sportiva di Frosinone, giunta oggi alla 46ª edizione. Dalla prima Olimpiade nel 1964 a Spoleto a quella di Frosinone nel 1971. Un successo senza tempo che continua ad attrarre ogni anno giovani e bambini da tutta la provincia, nonostante da diversi anni abbia ormai lasciato il timone.

Padre Adelmo, come nascono le Olimpiadi Victoria?
«Tutto quello che vedi ancora oggi è frutto di una mia intuizione. Tutto iniziò a Spoleto nel 1964 quando ero semplicemente un giovane sacerdote. Ho sempre avuto una grande passione per lo sport, fin da piccolo guardavo ammirato in televisione le Olimpiadi e questo sicuramente ha contribuito a far crescere in me la voglia di realizzare qualcosa nel concreto».

A Spoleto quindi risalgono le prime edizioni...
«A Spoleto ho trascorso sette anni. Un giorno vidi in strada alcuni ragazzi che si cimentavano nei giochi di prestigio. Io mi sono trovato a passare e li osservavo. È proprio in quel momento che mi venne l'ispirazione e dissi tra me: "E se realizzassi le Olimpiadi"? Durante la prima edizione a Spoleto i ragazzi si sfidavano divisi per rioni, non c'erano le squadre. Purtroppo quando sono andato via i giochi sono finiti».

Si ricorda la prima edizione a Madonna della Neve?
«A Frosinone sono tornato nel 1971 e mi sono adoperato subito per mettere in piedi i giochi. Ho ideato tutto io, i campi, la pista e l'angolo delle bandiere. Anche qui inizialmente la sfida era tra rioni. Poi ho introdotto le squadre. Le prime Olimpiadi sono state un successo, erano molto sentite e noto con piacere che questo spirito oggi, anche a distanza di parecchi anni, non si è perso».

Oggi cosa prova nel vedere tanti giovani che si danno da fare per realizzare ogni anno le Olimpiadi?
«Vengo ogni giorno e guardo le gare dagli spalti. Posso dire che è un'emozione enorme osservare questi bambini correre felici e gareggiare, soprattutto dopo quello che hanno passato negli ultimi due anni a causa della pandemia. I ragazzi dello staff sono fantastici, molti di loro li ho visti crescere in oratorio e oggi vederli ancora qui è bellissimo. Ogni volta che vengo mi sento a casa. Mi vogliono tutti bene».

L'impianto sportivo è un altro grande risultato...
«Il campo l'abbiamo realizzato negli anni 2000, poi è nato tutto il resto. Il posto più bello è l'angolo delle bandiere. Guarda che meraviglia, è il più bello in assoluto».