La procura di Frosinone andrà fino in fondo sul video di Ruberti. Sotto traccia, senza proclami per evitare qualsiasi strumentalizzazione, anche in vista della scadenza elettorale del 25 settembre, si continuerà a indagare per raggiungere la verità su quanto accaduto la notte del 1° giugno a Frosinone e su quanto c'è dietro. In un palazzo di giustizia ancora semi vuoto, in attesa della ripresa delle udienze, all'ottavo piano si lavora a ritmo serrato su quello che è diventato il caso delle estate: la lite in via Minghetti e via Cavour tra Albino Ruberti, Vladimiro De Angelis, fratello del leader dem Francesco, e Adriano Lampazzi.

La mossa della procura
Ieri, il procuratore di Frosinone Antonio Guerriero ha fatto il punto della situazione diramando un comunicato per porre fine a una serie di illazioni e ricostruzioni ancora prive di riscontro. Il caso è complesso e richiede circospezione e attenzione. Ma si andrà fino in fondo.
Scrive il procuratore Guerriero: «Sono trascorsi numerosi giorni dalla diffusione del video su Albino Ruberti ma continuano a pervenire numerose richieste da parte degli organi di informazione su eventuali ricostruzioni della procura della Repubblica di Frosinone in ordine a tale vicenda, per cui è opportuno precisare: la procura della Repubblica di Frosinone ha tenuto sempre una linea di rigoroso riservo su tale vicenda e non ha mai rilasciato alcun tipo di dichiarazione a nessun organo d'informazione; come è noto il P.M. procede a valutazioni unicamente mediante provvedimenti formali e solo all'esito di accurati ed approfonditi accertamenti; pertanto non sono fondate alcune ricostruzioni emerse sugli organi di stampa; si intende continuare a tenere una condotta di doveroso riservo, come imposto dalla legge, rispettosa della dignità di tutti e per evitare ogni possibile forma di strumentalizzazione dei propri compiti istituzionali che si intende perseguire sino in fondo; quando sussisteranno le condizioni indicate nelle linee guida della procura della Repubblica di Frosinone si provvederà a comunicare agli organi di informazione eventuali notizie, nel rispetto del D. lgs. 106/2006, come modificato dal D. Lgs. 188/2021, ove sussisteranno "specifiche ragioni di interesse pubblico che lo giustificano"». Fin qui la nota della procura che, in queste settimane di forte esposizione mediatica sul caso del video di Ruberti, ha effettuato già una serie di accertamenti per ricostruire i vari passaggi della vicenda. Sono state sentite alcune persone informate sui fatti e presenti quella sera compreso colui che, da più parti, viene considerato l'autore del video incriminato. Si è cercato di capire, per prima cosa, da chi è stato girato e con quali finalità, da chi è stato messo in circolo e con quali obiettivi. Nonché a chi è stato proposto e se c'è dietro possa essersi un tentativo di ricatto.

I giri di valzer del video
È accertato che il filmato girava già dall'indomani del litigio e che è stato proposto, durante la campagna elettorale per le comunali di Frosinone, a più persone compresi alcuni esponenti a sostegno del candidato di Azione e di quello del centrodestra. Solo che, nessuno dei due schieramenti opposti a quello del Pd ha voluto sfruttarlo per fini elettorali durante l'elezione del nuovo sindaco del capoluogo. Tuttavia, il video ha continuato a passare di mano in mano - c'è chi sostiene sia arrivato anche nei palazzi romani - finché, proprio nell'imminenza della presentazione delle candidature per le elezioni politiche, è stato reso pubblico.

Il polverone
Il polverone creatosi per i toni, le minacce e le allusioni utilizzati nella discussione ha portato, finora, a due passi indietro: quello del capo di gabinetto del Comune di Roma Albino Ruberti, le cui dimissioni sono state accettate dal sindaco Roberto Gualtieri, e quello di Francesco De Angelis, che ha rinunciato a candidarsi alla Camera (ma non era in lista in Ciociaria). Le indagini dovranno servire a comprendere chi dei due era il reale obiettivo a meno che lo scopo non fosse un altro, quello della presidenza del Consorzio industriale del Lazio di cui De Angelis è presidente. Al tempo stesso si cercherà di valutare se l'operazione è frutto di "fuoco amico", come sostenuto apertamente da alcuni esponenti dem e, dunque, frutto di una stagione di veleni all'interno del partito, probabilmente nata con lo scandalo concorsopoli di Allumiere, e poi proseguita su questioni più politiche. O, al contrario, se dietro la diffusione del video si nascondano altre forze politiche che hanno cercato di sfruttare l'occasione del clamore che il video avrebbe inevitabilmente generato dati i ruoli dei protagonisti.
È evidente che poi c'è un aspetto connesso ma che può anche essere distinto dal video e riguarda altre questioni collegate ai protagonisti della sfuriata. Ecco perché, tra le prime azioni, c'è stata l'acquisizione delle polizze dell'Asl di Frosinone. Tuttavia, sul caso delle proroghe alla UnipolSai di Vladimiro De Angelis, la passata settimana, dopo un'indagine interna, si sono già espressi la Regione Lazio e la Asl di Frosinone affermando che tutto si è svolto regolarmente. Oltre alla questione squisitamente giudiziaria, c'è un aspetto politico che si intreccia con le imminenti elezioni. Da qui gli affondi contro il Pd dei partiti del centrodestra che hanno riproposto la questione morale e chiesto a raffica le dimissioni di tutti i presenti a quella discussione. La giustificazione, poi, che tutto sia nato solo per questioni calcistiche non ha mai convinto nessuno tanto che, successivamente, per stessa ammissione di alcuni dei presenti, è parso evidente che lo scontro fosse più politico che calcistico. E ciò nonostante la fede politica sia la stessa e quella calcistica sia diversa. Misteri della politica e del pallone.