La ricerca maniacale della qualità: è questo il segreto che ancora oggi riesce a far sopravvivere gli antichi mestieri di una volta. L'arte dell'artigianato e della manualità: dal sarto, al calzolaio, al barbiere o alle antiche taverne. Le chiamano le "mosche bianche" e sono tutti mestieri che oggi stanno scomparendo; venivano imparati nelle vecchie botteghe e tramandati così di generazione in generazione.

A Frosinone sono rimasti in pochi, ma sopravvivono. Il Comune ha fatto sapere, tramite una nota, che recepirà le indicazioni della legge regionale in materia di salvaguardia e valorizzazione delle botteghe e attività storiche. Queste attività saranno censite attraverso criteri di durata, continuità merceologica e specialità. Provando così a salvaguardare una ricchezza per il nostro paese. Il vero problema però è che non c'è ricambio e non si trova nessuno che abbia la voglia di imparare e continuare questi mestieri. Così ogni volta che uno di loro decide di andare in pensione, muore anche un pezzo della nostra tradizione.

Abiti pregiati e stoffe di qualità
Un vecchio ferro da stiro, stoffe rigorosamente pregiate e la sua amata Singer. Un mondo che sa di storia ma alla vista ha ancora un qualcosa di magico, che non si trova ovunque. La sartoria di Fulvio Paglia di via Minghetti è aperta dal 1980. Una grande passione che a 79 anni lo spinge ancora a passare dieci ore al giorno a cucire abiti su misura per i suoi clienti più fedeli. «Prima tra gli anziani c'era la cultura di accompagnare i propri i figli a farsi i vestiti – ricorda con un pizzico di nostalgia il signor Paglia – Venivano tutti, non c'era un impiegato di banca che prima non passava da me. Oggi non è più così. Ogni creazione per me è un'opera d'arte unica, perché nata su misura e ogni persona ha caratteristiche ineguagliabili. Modellare una stoffa e trasformarla in una seconda pelle dà una soddisfazione indescrivibile». Da quando aveva 11 anni è entrato in una bottega artigiana e da quel momento non ha più abbandonato l'ago e il filo. Da Boville Ernica a Roma per poi tornare a Frosinone e completare la sua formazione con Peppino Masi. «Un grande maestro, con lui ho veramente imparato tanto – racconta ancora – Avevo venticinque anni quando ho deciso che era arrivato il momento di aprire un'attività tutta mia. La mia clientela è un'elite, c'è una famiglia che sono quattro generazioni a cui cucio vestiti. I miei clienti vengono da tutta la provincia ma anche fuori».

I sapori della Ciociaria
La qualità dei cibi, una continua ricerca di quei sapori veri che si trovano solo nelle campagne. Così si può descrivere il ristorante "La Stella" di via Garibaldi. Dal 1975 è sotto la gestione di Luigi Neglia, ereditato dai suoi genitori ma aperto dal 1861, quando sono stati i suoi antenati ad aprire il locale. Una passione per la cucina trasmessa fin da piccolo. «Il nostro segreto? La qualità dei cibi che noi proponiamo. Abbiamo una clientela non locale, persone originarie del posto che ritornano e vengono a trovarci – dice Luigi Neglia – Le verdure e la frutta sono rigorosamente di stagione e le prendo solo dai contadini locali. La mia giornata è fatta di una continua ricerca di ingredienti di qualità, in base a quelli poi propongo il menù del giorno». Una vera cucina di mercato che va nelle campagne per prendere pane, verdure e pesce. «Tutto questo – continua – insieme a mia moglie l'abbiamo trasmesso a nostro nipote, Vittorio Bracaglia, che ha imparato ed è cresciuto sotto di lei, una cuoca straordinaria».

Un mestiere antichissimo
Forbici e pettine oggi non li usa più nessuno. Una delle barberie più storiche di Frosinone è quella del centro. In via Minghetti dagli anni ‘30 e dal 1975 è aperta sotto la gestione di Gaetano Calicchia che oggi ha passato l'eredità a suo figlio Francesco. Entrando nel locale si respira ancora l'aria delle vecchie botteghe, «quando a lavorare eravamo in 7-8 – racconta Gaetano Calicchia – tutti lì ad imparare il mestiere». Francesco ha deciso di non abbandonare quell'arte di tagliare i capelli che ancora oggi ammira con occhi lucidi dal suo papà.

Il mestiere del pellettiere
Scendendo nella parte bassa della città c'è un piccolo laboratorio artigiano, "Creazioni Shultz" di Paolo Scaffidi, che in 35 anni ha realizzato due milioni di cinture. «Abitavo ad Alatri, in casa ho ritrovato una vecchia macchina da cucire a pedale e ho deciso di provare, quasi per gioco. Non funzionava bene così l'ho riparata e una volta rimessa in funzione non volevo più scendere – racconta Paolo Scaffidi – Da lì piano piano mi sono lanciato in questo settore. Per 20 anni ho gestito la seconda linea di Dolce e Gabbana e sono 35 anni che realizzo cinture e accessori». Oggi per sopravvivere nel mondo dell'artigianato «bisogna anche un pò adattarsi e così mi sono messo anche a fare riparazioni per le scarpe. Oggi vendo la maggior parte dei miei lavori online». Una manualità innata che ha permesso a Paolo di realizzare veri e propri capolavori acquistabili anche sul suo sito https://www.creazionishultz.com/.

L'arte della calzatura a mano
Una vera e propria arte è quella delle scarpe realizzate a mano. Un tavolo da lavoro e diversi macchinari, ma la vera scarpa nasce solo se hai una grande passione e una storia da raccontare. Luca Cicuzza Villa ha un dono e nella sua bottega, in via Marco Tullio Cicerone, c'è solo una parola d'ordine: qualità. «Avevo venti anni quando mi sono congedato dall'esercito e ho deciso di imparare questo mestiere. Sono andato da mio zio che nella vita faceva il calzolaio, ho imparato molto da lui – racconta Luca – Poi pian piano mi sono fatto da solo e sono andato da un maestro calzolaio per imparare a realizzare le scarpe fatte a mano». Il laboratorio è nato prima nel 1989 ad Alatri e poi a Frosinone nel 1997. «Oggi sono ancora uno dei pochi sopravvissuti che lavora la pelle e il cuoio – continua – Per realizzare una scarpa impiego due o tre giorni. Se hai la manualità puoi fare tutto. Ad esempio in questo momento sto lavorando a delle ginocchiere che servono agli scalpellini. Loro stanno ore e ore a mettere i sampietrini per terra nelle strade inginocchiati e quindi le ginocchiere sono essenziali». Il mercato con gli anni è cambiato, oggi c'è la moda di usare molto le scarpe da ginnastica e di conseguenza l'abitudine ad andare dal calzolaio si è persa. Soprattutto con l'avvento di internet c'è la corsa all'offerta migliore, mettendo da parte la qualità del prodotto. «Nonostante la moda delle sneakers oggi ho ancora abbastanza clienti che cercano una scarpa realizzata a mano su misura – continua Luca – Scarpe da uomo, mocassini ma anche sandali da donna, vengono da tutta la provincia e qualcuno anche da fuori. Ciociari che magari sono andati a lavorare all'estero e quando tornano si fermano da me. Oggi lavoro anche con le riparazioni. Quello che offro è solo un lavoro di qualità». Un mestiere molto faticoso che richiede dodici ore di lavoro. Negli ultimi anni la crisi ha messo in difficoltà le piccole attività, soprattutto quelle artigiane. Il segreto per andare avanti? È solo tanta passione e quella al calzolaio Luca gli si legge negli occhi.