Dal video che ha terremotato l'intero Pd i sospetti su un possibile ricatto, i dubbi sul fuoco amico e la diffusione della chat "riparatrice". Sullo sfondo i veleni all'interno dei dem ciociari che aleggiano dal caso Allumiere e si protraggono nella campagna elettorale per le comunali, perse a vantaggio del centrodestra, nelle future candidature e sui candidati alla presidenza da sostenere alle regionali. E ora la nuova campagna elettorale per il Parlamento. Sempre che dietro, poi, non ci sia il tentativo di puntare al Consorzio industriale del Lazio.

Il video con le urla di Albino Ruberti tra via Minghetti e via Cavour, al centro storico di Frosinone, è ormai il caso dell'estate. I colpi di scena si susseguono con nuove ricostruzioni. Intanto, la procura di Frosinone va avanti e, dopo le acquisizioni delle polizze dell'Asl e l'audizione di un buon numero di persone a conoscenza dei fatti, prova ad accelerare. Al momento non si esclude nulla, compreso un possibile ricatto per bloccare la diffusione del video. Video che, ormai è accertato, circolava sin dalla campagna elettorale per le comunali, e che ha fatto vari passaggi prima di approdare alla redazione de il Foglio che lo ha reso pubblico. Pare che il filmato sia giunto nei palazzi romani. Portato da chi è un altro argomento di interesse investigativo.

La prossima settimana, con altre audizioni, potrebbe essere decisiva. Si è parlato di fuoco amico, ma dietro alla diffusione ad orologeria delle immagini, quasi alla scadenza della presentazione delle liste elettorali, si potrebbero nascondere altre forze. Intanto, il Pd prova a fare muro e lo fa anche rendendo pubbliche le chat all'indomani della discussione per svelenire il clima ed evidenziare che, alla fine, i protagonisti della litigata si sono subito riappacificati e che il tutto era nato dalla discussione calcistica tra Albino Riberti e Adriano Lampazzi. L'ex capo di gabinetto del Comune di Roma al Corriere della sera dichiara: «Io ho solo sbagliato toni e modi. Per il resto non c'è nulla di cui mi devo pentire o scusare. Credo di aver già pagato molto con il mio passo indietro. Ora cerco solo di recuperare tranquillità».

Anche Sara Battisti affida il suo pensiero al Corriere della sera. «Quale ricatto?», esordisce. E ragiona: «Provo un dispiacere profondo che qualcuno possa aver costruito ad arte questa cosa per colpire qualcun altro. Qualcuno magari persino nel mio partito». E, sul video: «Lo hanno visto sicuramente l'ex sindaco Nicola Ottaviani, l'attuale sindaco Riccardo Mastrangeli e l'ex candidato Mauro Vicano. Potrebbero averlo visto anche altri del mio partito».

Entrando nel vivo del dibattito prosegue: «Ma non esiste questa trama che ci si sta costruendo sopra. Che si stava organizzando una campagna elettorale con scambio tra voti e polizze assicurative». Sulle polizze, la Battisti, come Asl e Regione Lazio ribadisce: «Sono stati già fatti controlli. È tutto regolare». Ricostruisce poi la frase che avrebbe fatto deflagrare la discussione, il "Me te compro" pronunciato da Vladimiro De Angelis, fratello di Francesco: «Lui era seccato perché non smettevano. E ha detto: "Basta. Non me ne frega niente delle vostre liti. Io faccio un altro mestiere. Io me te compro". Tutto il resto è inventato di proposito. Anzi spero che, se ci sono altri video, vengano fuori così si chiarisce la verità».

Sui tentativi di piazzare il filmato, la consigliera regionale ha la sua idea: «Leggo che l'ex sindaco di Frosinone dice di aver visto il video. E che avevano provato a darlo anche a "loro", e mi domando chi? A che scopo? E se penso che può essere qualcuno del mio partito qualche domanda me la faccio...».