Uno dei temi centrali del dibattito nelle prossime elezioni sarà l'inquinamento e il Sito d'interesse nazionale valle del Sacco.
Già diversi sono gli interventi che si sono succeduti pro e contro l'idea lanciata dal presidente della Regione Nicola Zingaretti di riperimetrare l'area oggetto del Sin. Industriali e ambientalisti si trovano su due fronti opposti come emerso nel confronto a distanza tra le numero uno degli industriali frusinati e di Confapi (piccole e medie imprese), Mirian Diurni e Antonella Mazzocchia, e il presidente del circolo il Cigno di Legambiente Stefano Ceccarelli.

Ora la presidente di Unindustria Frosinone torna sull'argomento e lo fa con una lettera pubblica. Diurni scrive rivolta alle aziende associate: «Nei giorni scorsi abbiamo letto e sentito, in particolare sulla stampa locale, diverse affermazioni e dichiarazioni riguardanti la situazione del Sin della valle del Sacco e delle implicazioni annesse. Il clima di campagna elettorale che ci accompagnerà fino al prossimo 25 settembre enfatizza sicuramente il dibattito sulla questione e come imprenditori e cittadini, pretendiamo innanzitutto serietà, responsabilità e risposte concrete. A questo proposito, ci preme condividere alcune considerazioni utili per capire lo stato dell'arte della situazione legata al Sin e i futuri scenari che si potrebbero aprire».
La Diurni fa riferimento all'«attuale situazione del Sin, freno allo sviluppo industriale del territorio, senza sicuramente apportare alcun beneficio dal punto di vista ambientale», che «va indubbiamente risolta, individuando un percorso di risoluzione basato su evidenze scientifiche e dati oggettivi, scevri da ideologie e strumentalizzazioni».

Inevitabile il riferimento al caso Catalent. «Quanto accaduto, a partire dal caso Catalent è a tutti ormai noto - aggiunge la Diurni - dalle dichiarazioni del presidente della Regione Zingaretti nell'assemblea di Unindustria, fino alle ultime comunicazioni del Mite, hanno sicuramente fatto rilevare la centralità della questione relativa al Sin della valle del Sacco nel panorama industriale».

Tuttavia, la questione è finita in politica. Osserva ancora la presidente degli industriali ciociari: «Da allora, spesso il dibattito politico si è mischiato all'oggettività dei fatti, parlando di vittoria o sconfitta, di torto o ragione. Non è questo il livello di operatività su cui puntiamo la nostra attenzione, avendo ben presente che a vincere o perdere, in questa partita, è sempre e solo il territorio. Oggetto di attenzione degli ultimi giorni è la risposta del Mite al commissario straordinario nominato dalla Regione per gli interventi sui "siti pubblici" dell'area del Sin (non anche per le aree private, per la precisione) che finalmente delinea un percorso che, come sappiamo, la Regione si sta attivando a seguire. Il percorso, fondato su rilevazioni scientifiche e certe che supera gli attuali limiti di perimetrazione del Sin basati invece su un criterio di potenzialità dell'inquinamento, vedrà, oltre alla preziosa collaborazione dell'Arpa, sicuramente anche il nostro supporto nel fornire dati e informazioni in nostro possesso, fiduciosi che dalla collaborazione di tutti potremmo finalmente delineare una strada, fondamentale per le imprese, valida per il rispetto dell'ambiente e per rilanciare investimenti produttivi sul territorio».

Aggiunge la Diurni: «Quello che Unindustria ha sempre tenuto a precisare è che gli imprenditori non chiedono sconti o scorciatoie, ma solo procedure e tempi certi per realizzare i propri investimenti e questa, oggi, diventa la pretesa legittima di chi in questo territorio ha creduto, portando lavoro e sviluppo. Lo sviluppo economico e la sostenibilità ambientale non sono in contrapposizione e devono rappresentare congiuntamente interesse ed obiettivo di tutti. In primis di noi imprenditori che lavoriamo e viviamo in e per questo territorio. L'auspicio e la nostra richiesta è che questi mesi vengano utilizzati per trovare soluzioni che rilancino questo territorio e non per dividerci senza costrutto. Questo è quello che continueremo a chiedere e a pretendere».

Nei giorni scorsi, dopo l'intervento della stessa Diurni si era registrato quello della presidente di Confapi Antonella Mazzocchia che aveva detto: «vincoli, interpretazioni e burocrazia non hanno fatto scappare solo la Catalent (il cui investimento da 100 milioni di dollari, destinato ad Anagni, è stato dirottato ad Oxford) ma ci sono decine di medie e piccole imprese che rappresentano altrettante "piccole Catalent"». Quindi, era intervenuta Legambiente con Stefano Ceccarelli: «che ci sia un inquinamento diffuso dei suoli e delle falde originato direttamente dagli insediamenti industriali e non veicolato dal fiume Sacco è ampiamente dimostrato e risaputo, e non sarà certo un tratto a cancellarlo. Se la Regione ritiene che una parte dell'attuale perimetro del Sin non sia contaminato, lo dimostri, producendo la necessaria documentazione tecnica».