Ci sono voluti quasi venti anni e tre gradi di giudizio, ma alla fine giustizia è fatta per la famiglia di Rita Scarfagna, di Piglio, che il 15 agosto del 2004 perse la vita in località Comunacque nel territorio di Jenne. Aveva sessant'anni.
La donna, in occasione del ferragosto, insieme al marito e alcuni amici dopo aver pranzato in un ristorante di Trevi nel Lazio, decise insieme agli altri di fare una passeggiata e attraversare quello chiamato "Il ponte del confine" perché separa la provincia di Frosinone da quella di Roma.

Una normalissima gita in compagnia di amici che purtroppo si rivelò fatale per la signora Rita Scarfagna, che precipitò nel fiume Aniene a causa del terreno franoso.
Un'eliambulanza la trasportò al policlinico "Gemelli", dove Rita Scarfagna morì.
La famiglia si rivolse per l'assistenza legale all'avvocato Donatella Maria Ceccarelli del Foro di Frosinone al fine di far piena chiarezza sull'accaduto e chiedere al tribunale di Tivoli, competente per territorio, il giusto ristoro per i danni subìti.

Quindi i tre gradi di giudizio per determinare il giusto risarcimento e appurare la responsabilità del Comune di Jenne che, nonostante meta di numerosi pellegrini diretti al santuario della Santissima Trinità, non ha tenuto conto, come sentenziato, della pericolosità del luogo seppur più volte segnalato, come emerso nel corso dell'istruttoria dibattimentale del primo grado di giudizio.

Di recente l'epilogo: dopo le pronunce del tribunale di Tivoli e della Corte d'Appello di Roma è arrivata anche quella della terza sezione della Corte di Cassazione, che ha condannato definitivamente il Comune di Jenne al pagamento del danno e di tutte le spese in favore della famiglia di Rita Scarfagna, quantizzato in 300.000 mila euro. «Inutile dire che nessuno restituirà ai suoi cari l'amata madre e moglie - ha commentato l'avvocato Donatella Maria Ceccarelli - tuttavia giustizia è stata fatta».