Una realtà nuova a Cassino, che unisce il bagaglio della tradizione di ogni cucina che possa dirsi prelibata alla sperimentazione, alla voglia di offrire prodotti unici che siano gustosi e allo stesso tempo piccole opere d'arte. Cesellate una ad una, realizzate "su misura" addosso alle richieste del cliente. Tutto questo nel laboratorio di casa, come le imprese alimentari consentono. A "sfidare" lo stop della pandemia, anzi a usare queste limitazioni forzate come propulsore per la sua fantasia è stata Antonella Panaccione, 35 anni, sposata e mamma di un giovanotto di 12. Che si è lanciata assecondando le proprie passioni, scommettendo su se stessa e sul territorio con l'apertura di "Pasticci Noise", la prima Iad di Cassino.

Cosa è e in cosa consiste la tua attività, la prima di questo tipo a Cassino?
«Iad è l'acronimo di Impresa Alimentare Domestica, consistente nell'attività artigianale che permette la preparazione di alimenti presso il proprio domicilio, che possono essere venduti a privati e ad altre imprese, ad esclusione però di ogni tipo di somministrazione».

Come nasce?
«Ho sempre amato l'arte in ogni forma, il mio percorso di studi ha costantemente avuto alla base la creatività. Quando sono diventata mamma, ho cominciato a fare dolci fatti in casa per mio figlio ed ho scoperto così di avere una vera e propria passione. Nel corso degli anni, sono stata accompagnata dal sogno di far diventare questa passione un vero e proprio lavoro, ed è rimasta solo un'idea fino a quando non mi sono imbattuta nell'associazione Iad Italia, che da anni sostiene le imprese alimentari domestiche, guidandole nell'iter dell'apertura».

Un nome curioso... Che significato ha?
«Il nome dell'attività unisce due elementi a me molto cari: "noise", rumore, che era parte di un vezzeggiativo che i miei coinquilini siciliani mi avevano dato al tempo dell'università, che ho voluto mantenere per l'affetto immutato che ancora nutro. E "pasticci" a indicare la mia passione per i "pasticci", i dolci. Ed ecco qui un mix di concetti e di emozioni nel nome dell'attività che mi rappresenta».

Le difficoltà maggiori e le soddisfazioni maggiori?
«Sicuramente la difficoltà maggiore è che, essendo sola, posso contare solo sulle mie forze. E a volte gestire molti ordini nella stessa giornata può diventare faticoso. Di soddisfazioni, però, ce ne sono tante perché mettersi alla prova e riuscire sempre è una delle gioie personali più grandi. Ancora di più quando i clienti restano sinceramente soddisfatti del tuo lavoro».

La pandemia ha azzerato molte cose ma allo stesso tempo, per altri versi, è stata una spinta per la nascita di attività come la tua. Che ne pensi?
«Per quanto mi riguarda, la pandemia è stato un momento di rinascita. Nel primo lockdown siamo stati tutti costretti a fermarci ed io ho cominciato a chiedermi cosa avrei voluto fare davvero nella vita. Ho passato quel periodo a sfornare di tutto, ho sperimentato tanto ed ho preso coscienza che quella era senza dubbio la mia strada. Credo che, come me, molte persone hanno fatto i conti con se stessi ed hanno preso strade nuove proprio "grazie" alla pandemia».

Pensi che sia stata una scelta coraggiosa?
«Prima di buttarmi realmente in questa cosa ci ho ragionato molto. Avevo paura di fare un "buco nell'acqua", essendo una realtà nuova e poco conosciuta ho avuto difficoltà a trovare persone disposte ad aiutarmi. La fortuna ha voluto che incontrassi la mia attuale commercialista che mi ha dato la motivazione giusta per mettere da parte le mie paure e tentare. Sì, ci è voluto coraggio ma soprattutto tanta fiducia in se stessi».

Consiglieresti ad altri giovani come te di "rischiare" puntando su se stessi, anche per rilanciare il territorio?
«Assolutamente sì, bisogna provare, rischiare e non restare con il dubbio "chissà come sarebbe andata se lo avessi fatto!". Credo che investire su se stessi, soprattutto quando si ha un'idea nuova e originale, sia sicuramente il regalo più bello che si possa fare al territorio oltre che alla propria persona: sei soddisfatto, sei motivato. E sei... felice!».

Quali richieste accetti?
«Cerco sempre di accontentare tutti i palati, oltre alla pasticceria classica, dolce e salata, il mio laboratorio produce anche pasticceria vegana e pasticceria naturale. Mi piace sperimentare, la mia mente è aperta a tutto!».

Secondo te è possibile fare rete?
«Se per "fare rete" si intende condivisione, credo si possa fare. Attualmente ho contatti con altre ragazze che hanno aperto delle Iad, in Sicilia ed in Sardegna… E per quanto possibile cerchiamo di aiutarci, condividendo le nostre competenze e conoscenze. Questo resta più difficile con le realtà più grandi e consolidate che, non serve dirlo, non sempre sono aperte allo scambio».

Sguardo al futuro?
«Certamente, per me l'apertura della Iad è solo il primo passo verso qualcosa di più grande. Mi piacerebbe un giorno avere un laboratorio tutto mio, ben diverso però dalle classiche pasticcerie».