Sarà un inizio di anno scolastico con diversi dubbi, ma, anche, con qualche certezza. In questi giorni l'Anp e le sigle sindacali del comparto scuola hanno espresso alcune perplessità sulla ripartenza, lamentando ritardi, carenze di organico e delusione sulle linee guida ministeriali. A meno di un mese dall'inizio delle lezioni, Mario Luigi Luciani, presidente dell'Associazione nazionale presidi di Frosinone e dirigente scolastico del "Nicolucci - Reggio" di Isola del Liri", fotografa la situazione della Ciociaria.

«Senza scadere in esagerazioni - dice Luciani - diciamo che anche quest'anno ci troveremo ad affrontare alcune importanti criticità che non hanno trovato soluzione in questo triennio. Intanto, però, esultiamo per il fatto che il doppio turno di ingresso e di uscita è stato abolito per cui recuperiamo una certa normalità, soprattutto nella composizione dell'orario scolastico e nella modulazione della lunghezza delle ore».

«Detto questo, però - prosegue Luciani - rimane un grande punto interrogativo sul trasporto degli alunni. Nessuno, ad oggi, ci ha comunicato percorsi, orari, fermate per cui, allo stato attuale, non siamo in grado di dire alle famiglie e agli studenti come verrà organizzato il rientro e come si svolgerà l'anno scolastico. Tra l'altro non sono previste neanche riunioni o tavoli tecnici. Auspichiamo che qualcosa si muova e che si faccia un po' di comunicazione e chiarezza sul piano trasporti degli studenti».

Per quanto riguarda la modulazione dell'orario scolastico, nelle scorse settimane, il presidente della Provincia Pompeo aveva scritto ai presidi degli istituti superiori invitandoli a organizzare le lezioni su cinque giorni a settimana, ma sembra una soluzione alquanto difficile da praticare, almeno per alcune tipologie di istituti, specialmente per i tecnici e i professionali.

«L'idea in sé - argomenta Luciani - era anche valida, per certi versi condivisibile perché la settimana corta consentirebbe, ad esempio, dei risparmi sulle utenze, considerati gli innalzamenti dei costi, ma l'approccio è stato sbagliato, fermandosi al semplice invito. Sarebbe servito un metodo sistemico con la convocazione di una conferenza di servizi che sarebbe stata la sede più opportuna per analizzare le problematiche e studiare le soluzioni. Un'occasione persa. Ad oggi per gli istituti tecnici e anche per i professionali, che hanno almeno 32 ore settimanali di lezione, spalmare l'orario su 5 giorni sarebbe impossibile. Sarebbe eventualmente una soluzione praticabile con l'organizzazione di servizi dedicati di trasporto per l'entrata e per l'uscita che consentissero agli studenti di uscire e rincasare ad orari "umani"».

A non convincere sono anche le linee guida ministeriali: «Ci sono indicazioni troppo generiche e non risolutive. Se la soluzione prospettata è quella di aprire le finestre... Come al solito si lascia il cerino in mano ai presidi che devono decidere su come gestire l'aerazione dei locali. Mi pongo una domanda: come faccio a disporre l'apertura ininterrotta delle finestre senza considerare il contesto in cui si trova l'edificio scolastico? E se nelle vicinanze ci fossero fonti inquinanti? Non è una situazione facilmente gestibile. Vediamo in autunno come sarà l'andamento della diffusione del virus». La nota lieta, comunque, è che in Ciociaria «non ci sono particolari carenze di organico nel personale docente. Quasi tutte le cattedre sono piene. Piuttosto, andrebbe rafforzato il personale Ata». «A tutti - conclude Luciani - l'augurio di un anno sereno».