Nuovo sopralluogo ieri mattina nella zona industriale di Cassino da parte dell'amministratore giudiziario Massimo Barillaro - nominato dopo il sequestro da parte della procura del depuratore consortile - e dei comitati cittadini che da anni chiedono un intervento radicale. Un intervento che possa ripristinare, una volta per tutte, la salubrità dell'acqua e dell'aria di una zona finita da decenni al centro di proteste e di battaglie delle "sentinelle dell'ambiente".

Come raccontato dagli esponenti di "Allerta Cerro" e di "Solfegna" l'amministratore giudiziario ha effettuato un nuovo sopralluogo nell'intera area, prendendo visione anche di alcune delle maggiori realtà produttive nonché delle pompe di sollevamento dove spesso si registrano perdite importanti. Per toccare con mano. E capire come sia possibile intervenire in modo radicale.

«Le attività sono in corso e lasciamo al commissario la giusta serenità per operare. Ci hanno colpito molto la sua analisi, l'uso della parola "compromissione" in riferimento alla situazione rilevata, la sua disponibilità. Non è compito nostro cercare eventuali colpe. Ciò che abbiamo sempre fatto - hanno spiegato gli esponenti dei comitati Vizzaccaro e Leva - è ascoltare il territorio, raccogliere le accorate denunce dei residenti e farle emergere portandole alle autorità competenti. Con la consapevolezza, oggi, di avere un interlocutore in più, disponibile e qualificato. Purtroppo, però, al momento non può dirsi cambiata».

Gli attivisti hanno spiegato nel dettaglio la presenza purtroppo altalenante di odori nauseabondi e schiume nelle acque di rio Fontanelle - solo di qualche settimana gli ultimi episodi - e di rio Pioppeto: una situazione denunciata da molti anni, finita al centro anche di manifestazioni davanti al Palazzo municipale di Cassino affinché non si abbassassero i riflettori su questa terribile situazione. «La situazione è altalenante, le puzze ci sono. A volte in una parte della zona industriale, a volte in un'altra. L'acqua dei piccoli fiumi, che poi finisce nei campi, cambia spesso colore a momenti alterni. Alcune notti dobbiamo chiudere le finestre, barricandoci letteralmente in casa; altre possiamo stare tranquilli. Non è una situazione stabile né rassicurante» continuano.

E poi rilanciano: «Chiediamo interventi radicali e definitivi che possano tutelare la salute di tutti. A settembre torneremo sul posto insieme all'amministratore giudiziario. Sin da ora dichiariamo la nostra assoluta disponibilità per trovare una soluzione, come abbiamo sempre fatto. Ciò che abbiamo a cuore, prima di ogni cosa, è la vita dei nostri cari e la salubrità dell'ambiente in cui viviamo».