Sono le cinque e mezza del mattino quando Silverio alza la saracinesca della sua edicola. La gente la conosce tutta: c'è chi non dorme e arriva prima dell'apertura, l'anziano che si alza presto, il cliente abituale che viene da un altro quartiere, giovani lavoratori. Insomma, l'edicola del campo sportivo di Silverio Ceccarelli e sua moglie Alfonsina Boccardi è stata per tante generazioni una seconda casa. E oggi rischia di chiudere. Anche per Silverio è arrivato il momento di godersi la meritata pensione. Al centro della città, posizionata davanti al Parco del Matusa, è aperta dagli anni 50. Una tradizione di famiglia e presa in eredità dai suoi genitori da quando aveva vent'anni. A Frosinone non sono tante le edicole sopravvissute e la città è destinata ad averne ancora un'altra in meno se entro cinque mesi Silverio non riuscirà a venderla o a darla in gestione.

Partiamo dall'origine, da quando ha iniziato a oggi come è cambiato il mestiere dell'edicolante?
«Il lavoro con gli anni non è cambiato molto, forse solo a livello finanziario. È aumentato soprattutto nella vendita delle riviste. Negli anni 80 e 90 c'è stato un vero e proprio boom e poi teniamo presente che non esistevano ancora i telefonini e l'informazione si basava soltanto sulla lettura dei quotidiani. La vera crisi è iniziata da pochi anni. Non è da molto. Tutto è dipeso dall'avvento di internet. Ma anche dalle offerte proposte per i quotidiani digitali, che oggi si possono trovare a prezzi molto convenienti. Io vendevo centinaia di copie di quotidiani. Adesso le vendite sono scese molto».

Giovani e anziani, qual è il cliente abituale?
«Posso dire che quando ho cominciato qualche ragazzo veniva. Compravano un po' di giornali sportivi ma non i quotidiani. Oggi ho una clientela che va dai trentacinque/quaranta anni fino a salire. I giovani purtroppo non sono abituati a leggere i quotidiani».

Cronaca o politica, quali sono le notizie che influiscono di più sulla vendita?
«Il giornale oggi si vende solo con la politica. Ad esempio quando ci sono state le elezioni comunali, nel mese di giugno, ho venduto tante copie in più sia il giorno prima delle elezioni, sia il giorno stesso. Ma anche il giorno dopo per conoscere i risultati. Omicidi e notizie di cronaca ormai non hanno più l'effetto di prima perché la notizia la trovi in rete in tempo reale».

Qual è stato quindi il vero motivo del calo delle vendite dei quotidiani?
«Nella mia edicola di lavoro ce ne è ancora tanto, infatti non chiudiamo per motivi economici ma semplicemente perché vogliamo andare in pensione. Posso dire che però le edicole vengono riempite in modo impressionante da giocattoli associati a riviste. Anche nella mia edicola, che è abbastanza grande, molto spesso riscontro problemi di spazio a gestire tutto quello che arriva. Con il Covid c'è stato un calo della vendita dovuto allo smart working. Le persone, non andando più in ufficio e lavorando da casa uscivano meno durante il giorno e di conseguenza non passavano più in edicola. Io per fortuna non ho avuto problemi. Anzi, rispetto al primo lockdown le vendite sono riprese».

Quale sarà il futuro delle edicole?
«Diciamo che edicole grandi, come la mia ad esempio, si riescono a gestire bene e la vendita c'è. Bisogna anche saperci stare dentro all'edicola, i clienti devi farli affezionare. Anche i bambini possono passare tutto il tempo che vogliono dentro prima di decidere cosa comprare. L'edicola è cultura: ci sono libri, le riviste di informatica, di economia. In edicola c'è tutto quello che si legge sul telefonino, anzi, molto di più. C'è ancora
una grossa fetta di clienti che compra i giornali e i libri in edicola».