Tir in sosta selvaggia a via Ristretto: serate da incubo per i residenti che di fatto continuano a vivere pericoli e disagi. «A ben poco, a quanto pare, è servito il tavolo tecnico in Prefettura cui hanno partecipato il sindaco, la comandante della Polizia locale, il questore e i comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di finanza e della Polstrada - tuonano i residenti della zona in una nota - Era stato detto che sarebbero stati intensificati i controlli delle forze di polizia, di fatto un controllo è stato effettuato la scorsa settimana, ma giovedì sera a via Ristretto e via Caragno era da incubo: tir parcheggiati, in fila, su ambo i lati, lungo le strade ormai dissestate e impercorribili, tranquillità zero, pericoli e disagi».

Insomma, l'annunciata svolta non c'è stata: «Di fatto non è cambiato nulla dopo l'incontro in Prefettura, i controlli sono insufficienti e comunque inefficaci - insistono i residenti di via Ristretto - Comprendiamo che è difficile pattugliare un'area ogni sera, ma se si vuole risolvere il problema, che oltre a creare disagi mette a rischio la sicurezza e compromette la serenità di tutti, bisogna intervenire con un'azione incisiva. Non vogliamo dare lezioni a nessuno, ma il sindaco per primo deve capire la situazione, viverla è ben diverso dal raccontarla e la sera, quando code di tir sostano a ridosso delle nostre case e con difficoltà si riesce a percorrere la via ormai piena di avvallamenti, diventa difficile mantenere la serenità. Fra l'altro gli autotreni, parcheggiati su ambo i lati della strada, ostruiscono l'eventuale passaggio dei mezzi di soccorso, per cui bisogna sperare che non debba mai transitare un'ambulanza. Se poi qualcuno di noi prova a far notare agli autotrasportatori rischi e disagi, viene pure insultato. In conclusione: danneggiati, a rischio e aggrediti verbalmente, questa è la condizione di chi vive in prossimità del casello autostradale di Ceprano. Forse - concludono i cittadini - occorre garantire quotidianamente di sera presidi delle forze di polizia. O forse è troppo?».