«Tre episodi, particolarmente allarmanti, di approvvigionamento di importanti quantitativi della sostanza illecita destinati al rifornimento della "piazza" di Frosinone, specialmente del noto "Casermone", durante il periodo della primavera 2020 caratterizzato dalle limitazioni alla circolazione determinata dal lockdown disposto dalle autorità governative nelle fasi più critiche dell'emergenza sanitaria Covid-19».

È quanto scrive il grip del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante nell'ordinanza cautelare eseguita dalla squadra mobile di Frosinone che ha portato agli arresti domiciliari (il gip inizialmente aveva disposto il carcere) Gerardo Pisani, Massimo Frattali e Alex Frattali. Questi, l'ultimo ad esser raggiunto dalla misura, difeso come gli altri dall'avvocato Marco Maietta, ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell'interrogatorio di garanzia ed è finito anch'egli ai domiciliari.

Le indagini, condotte dagli uomini del dirigente della squadra mobile Flavio Genovesi, hanno contemplato l'utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali delle autovetture. Il clou è stato il 29 aprile del 2020 con «il sequestro di un cospicuo quantitativo di tre chilogrammi di cocaina, materialmente trasportati da Roma a Frosinone dall'indagato Antonio Ianni» (che poi avrebbe patteggiato a 3 anni e 4 mesi e ora è in affidamento in prova al servizio sociale). Quest'ultimo, peraltro, per ragioni di lavoro era autorizzato a muoversi durante il lockdown. Invece, i Frattali e Pisani sono considerati - come scrive il gip - «i committenti, organizzatori e finanziatori di tutto il traffico illecito».

Nel corso di uno dei rifornimenti, quello del 6 aprile, gli investigatori notano una cosa strana. Gli indagati si sentono tra loro con una videochiamata multipla. E, infatti, si legge nell'ordinanza cautelare che «la chiamata registrata solo in ambientale e non sui telefonini intercettati alimentava il sospetto che i soggetti coinvolti fossero dotati di apparati cellulari "dedicati" alla pianificazione e alle fasi operative dell'acquisto e del trasporto».

Secondo quanto ricostruito con gli altri viaggi, del 17 e 29 aprile, gli investigatori hanno ritenuto che «gli approvvigionamenti della sostanza stupefacente - si legge nell'ordinanza - avvenivano con una cadenza di circa dieci giorni per il tramite di fornitori che gravitavano nella periferia Sud della Capitale».
Il gip ha ritenuto gli indizi, per i tre episodi contestati, nei confronti dei quattro concreti, corposi e convincenti.