Trent'anni fa la strage di via D'Amelio. Il 19 luglio 1992 morivano per mano della mafia il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Per la ricorrenza, il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Frosinone, il Tribunale e la Procura, hanno organizzato un momento di riflessione con lo spettacolo "Brucia la terra - Racconti di mafia: dal golpe di Corleone ai giorni nostri. Un'utopia di verità".

L'evento, realizzato con il contributo della Regione Lazio e il patrocinio della Provincia di Frosinone, è in programma per domani alle 19.30, nel piazzale antistante il Palazzo di Giustizia. Uno spettacolo di parole e musica per ripercorrere la storia del fenomeno mafioso e dei protagonisti che lo hanno combattuto e che, nel farlo, hanno sacrificato la propria vita. Il monologo parte dalla narrazione delle vicende degli anni Ottanta per arrivare alla contemporaneità.

A portarlo in scena gli "Aut Aut", duo composto da Alessandro Cola ed Edoardo Fiorini, che alterneranno momenti di prosa a intermezzi musicali, intepretando passaggi satirici, spunti critici e approfondimenti sui fatti narrati.

«Dopo il convegno del 23 maggio scorso, nel corso del quale abbiamo commemorato la scomparsa del giudice Falcone – ha detto il presidente dell'Ordine degli avvocati di Frosinone, Vincenzo Galassi – abbiamo pensato di ricordare, in un modo diverso e certamente di grande impatto emotivo, il magistrato Paolo Borsellino e la strage di via D'Amelio, attraverso uno spettacolo di musica e parole. Un momento di riflessione e di condivisione che, non a caso, abbiamo voluto ospitare nel luogo per eccellenza deputato alla difesa della legalità».

Con "Brucia la terra", dunque, gli "Aut Aut" porteranno in scena una pagina di storia che è sempre necessario ricordare, una ferita ancora aperta per il Paese e per il concetto stesso di legalità, che i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno perseguito come missione di vita. E che con la vita stessa hanno difeso, con la consapevolezza di andare incontro alla morte.

Il 19 luglio 1992 una Fiat 126 parcheggiata nei pressi della casa della madre di Borsellino, in via Mariano D'Amelio, a Palermo, esplodeva al passaggio del giudice. Soltanto cinquantasette giorni prima l'attentato a Giovanni Falcone. «Ho sempre accettato le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo in cui lo faccio e anche di come lo faccio – aveva detto Borsellino in un'intervista a Lamberto Sposini, commentando l'uccisione del collega e amico Falcone – La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in estremo pericolo non si disgiunge dal fatto che credo ancora profondamente nel lavoro che faccio. So che è necessario che lo faccia, come tanti altri insieme a me, e che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuare a farlo senza farci condizionare dalla sensazione, financo dalla certezza, che tutto questo può costarci caro». L'ingresso allo spettacolo è libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili.