Dopo i picchi, quasi in un crescendo rossiniano, del numero dei nuovi contagi registrati nei giorni scorsi, nel bollettino, emesso ieri dall'Asl di Frosinone, la situazione si mantiene sostanzialmente stabile, considerato che il numero di nuovi positivi è stato superiore solamente di 17 unità rispetto alla rilevazione precedente: 769 (a fronte di 3.509 tamponi effettuati) contro 752. Alto ancora una volta il dato dei negativizzati di giornata, 842, e per fortuna non è stato registrato alcun decesso.

A destare parecchie preoccupazioni, però, è l'aumento dei ricoverati che sono passati da 75 a 79 in un giorno, toccando quei livelli che sono stati tipici della fase più acuta della pandemia, e che in una settimana sono cresciuti di 33 unità: il 10 luglio, infatti, le persone, che hanno dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere per le conseguenze dell'infezione da Covid -19, erano 46; ieri il numero indicato nel bollettino della Asl era di 79. Un'esplosione di casi che comporta una inevitabile rivisitazione della rete di assistenza ospedaliera dei malati di nuovo Cornavirus, che saranno distribuiti nei tre ospedali provinciali: "Spaziani" di Frosinone, "Santa Scolastica" di Cassino e "Santissima Trinità" di Sora.

Guardando alla dislocazione geografica dei casi, il primato di giornata è andato al capoluogo con 77 nuovi contagiati; a seguire Cassino 68, Alatri e Veroli 46, Ceccano 44, Anagni 38, Ferentino 36, Sora 30, Isola del Liri 29, Monte San Giovanni Campano 21 e poi altri 69 comuni della provincia con almeno una persona positiva al Covid-19.

Nel Lazio ieri sono stati registrati 6.877 nuovi casi positivi (-2.206) su 31.985 tamponi, dei quali 3.636 molecolari e 28.349 antigenici. Sono stati, invece, 4.484 le persone guarite e 8 i morti registrati, uno in più rispetto alla rilevazione precedente. Il rapporto tra positivi e tamponi è del 21,5%. Intanto, mentre il Ministero della Salute sottolinea che "restano le regole vigenti" e non c'è "nessun cambiamento in vista in merito", si sta iniziando a ragionare di eventuali cambiamenti per il periodo successivo all'estate. Le Regioni sembrerebbero propense ad accorciare i tempi e a cambiare le modalità dell'isolamento e della quarantena, considerando che l'infezione da Omicron 5 durerebbe di meno rispetto alle precedenti varianti.

Roberto Speranza, ministro della Salute, ha sottolineato in questi giorni che anche gli asintomatici «se sono positivi, devono rimanere a casa». Frase che lascia pensare che per chi si negativizzerà prima potrebbe effettivamente variare qualcosa. Oggi sono oltre 1,4 milioni gli attualmente positivi rilevati dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile. E il tasso di incidenza di casi di Covid continua a salire, anche se a un ritmo leggermente più lento della settimana passata. L'indice di contagio Rt è in lieve flessione, pur rimanendo sopra la soglia epidemica. Con questi numeri è facile immaginare le difficoltà per le aziende e le attività commerciali.

Per questo le Regioni, senza chiedere un "liberi tutti", stanno lavorando per convincere il Ministero della Salute ad accorciare i tempi dell'isolamento per chi non ha più sintomi e risulta negativo al tampone prima degli attuali 7 giorni. Oggi le regole prevedono infatti che solo dopo il settimo giorno, e solo con un tampone negativo, una persona che ha contratto il Covid possa uscire nuovamente di casa. Oppure dopo il 21º, anche senza tampone negativo. Difficile che il Ministero della Salute possa accettare quest'ultima proposta, considerando anche i tanti casi di infezioni che durano ben oltre i 10 giorni. Tuttavia è possibile ipotizzare che arrivi una decisione in favore dell'accorciamento dei 7 giorni di isolamento obbligatori, introducendo la possibilità di sottoporsi al tampone prima del previsto. E in caso di esito negativo terminare il periodo di reclusione.

Ma i tempi non sembrano maturi. Proprio durante il picco dell'ondata estiva, la posizione di Roberto Speranza e degli esperti è quella della massima cautela. Si sta già assistendo alla crescita dei ricoveri, anche in terapia intensiva, e allentare le poche misure rimaste potrebbe essere controproducente.