Il giorno dopo la lettura del dispositivo della sentenza Mollicone si ha esattamente la stessa sensazione provata dai soldati che tornano dal fronte. Forti, viscerali. Che lasciano storditi. In un mare di polemiche che non accennano a diminuire. Il day-after non è un giorno qualunque. I Mottola, l'ex maresciallo Franco, la moglie Anna Maria e il figlio Marco sono stati assolti insieme a Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano.

E hanno ribadito la loro estraneità alle accuse anche in una conferenza stampa successiva, dopo essere riusciti a sfuggire a una folla inferocita: forti le reazioni in aula. E anche in piazza. La famiglia di Serena e Maria Tuzi, dopo le lacrime, continuano a cercare la verità. Maria ha ribadito: «Una sentenza non in mio nome. E non nel nome del popolo italiano». E ha annunciato di voler andare avanti.

Occorrerà però attendere novanta giorni per le motivazioni della sentenza letta venerdì alle 19.30 tutta d'un fiato dal presidente Capurso, dopo otto ore di camera di consiglio: prima del 13 ottobre nessun appello potrà essere proposto. Una sentenza che arriva a conclusione di un processo difficile. Pieno di colpi di scena, a ventuno anni dalla morte di Serena.

Una cosa è certa e lampante: si andrà avanti. «Attendiamo le motivazioni. Dopo anni dal delitto ancora non c'è giustizia per Serena. Da un canto aggrava il patimento dei familiari della vittima. Dall'altro costituisce la sconfitta dello Stato, che ha nella giustizia una delle sue funzioni più importanti – afferma l'avvocato Dario De Santis, difensore di Guglielmo e Antonio Mollicone – La morte ha risparmiato a Guglielmo di dover affrontare questo supplizio. Non ci rassegneremo finché non ci sarà giustizia per Serena» sottolinea.

«Serena merita giustizia. Lo devo a lei e a mio padre, vero condottiero. Noi abbiamo provato a seguire le sue orme. Non ci arrendiamo. Attendiamo le motivazioni e andiamo avanti» afferma Consuleo, sorella di Serena, che dopo la sentenza è stata portata via dal tribunale. «Ho preferito lasciare il tribunale perché l'amarezza in quel momento è stata davvero tanta. Mia sorella non deve essere dimenticata».

Una sentenza di assoluzione piena per Quatrale e per Suprano; per insufficienza di prove per i Mottola. Le prove indicate dall'accusa in un complesso castello accusatorio non hanno convinto la Corte «oltre ogni ragionevole dubbio»: la porta come arma del delitto, i presunti depistaggi, le parole di Tuzi e le impronte sui nastri, che non appartengono agli imputati. Nonostante l'assoluzione, lo storico difensore dei Mottola, l'avvocato Francesco Germani, aveva detto in conferenza stampa: «I Mottola non hanno vinto perché hanno subìto undici anni di fango, non ha vinto Serena perché la sua morte è rimasta senza un colpevole, non ha vinto la giustizia perché non è un Paese civile quello dove si fa un processo a venti anni da un delitto».

Il professor Lavorino a margine proprio della conferenza stampa si è detto disposto a dare una mano alla procura. «Abbiamo indicato già una pista da valutare. Abbiamo una sola certezza: che le impronte digitali sul nastro sono della combinazione criminale che ha ucciso Serena Mollicone, troviamo chi ha prodotto queste impronte e troviamo il colpevole». Poi ieri ha annuncia di voler presentare una querela contro chi ha incitato all'odio, contro la folla inferocita.

«Denuncio pubblicamente tutte le persone che ieri sera, dopo la sentenza di assoluzione, hanno aggredito verbalmente, fisicamente e psicologicamente la famiglia Mottola, gli avvocati, alcuni miei collaboratori e il sottoscritto, tanto che sono intervenute le forze dell'ordine. Fra poco presenteremo un esposto-querela alla Procura di Cassino con la richiesta di individuare i responsabili e i loro mandanti e di punirli».

Poi aggiunge: «Denuncio il tentativo di linciaggio e di giustizia sommaria. Mi auguro che nel frattempo la Procura di Cassino, già al corrente dell'accaduto, stia acquisendo i filmati e le fotografie per agire. Altresì denuncio gli insulti, le offese e le intimidazioni rivolte ai giudici togati e popolari».