"Giustizia per Serena". Tre parole su uno striscione lungo la strada che porta al centro di Arce. Venerdì, il giorno della sentenza del processo Mollicone, gli striscioni erano due. Dell'altro, che ripeteva lo stesso appello, è rimasto qualche lembo. È strappato. E oggi anche una scritta che non c'è più è carica di significato, quanto e forse più di quelle tre semplici eppur ancora irraggiungibili parole: "Giustizia per Serena".

Un insolito sabato mattina per la città. In piazza rompono il silenzio soltanto il rumore delle auto che passano, quello dell'acqua che scorre nella fontana e il canto delle cicale in lontananza. I gruppi di persone seduti ai tavoli dei bar o che passeggiano lungo i marciapiedi parlano quasi sottovoce. Una mamma spinge la sua bambina sull'altalena. Anche loro in silenzio.

Passano un ragazzo e una ragazza, di qualche anno più giovani dell'età che avrebbe avuto oggi Serena. Entrambi hanno in mano un giornale. Li fermiamo, chiedendo loro se conoscessero Serena e i suoi familiari. La risposta quasi scontata in un paese in cui «si conoscono tutti». Sono tra i pochi che hanno voglia di parlare. Tanti si limitano a scuotere la testa. Preferiscono rimanere in silenzio.
«Avevo quattordici anni quando Serena è morta – dice la ragazza – Abitavo vicino ai suoi nonni. E ovviamente conoscevamo Guglielmo. È stato il maestro di tutti quelli della nostra generazione – ricorda con un sorriso amaro – Siamo rimasti scossi ieri (venerdì, ndr), come ventuno anni fa». Il ragazzo guarda il giornale: «Omertà – dice – Abbiamo letto questa parola su tanti quotidiani e credo che nessuno oggi possa lamentarsi di questo. Sono stati troppi i "non so" e i "non ricordo" dei testimoni in questo processo. Arce però – precisa – non è soltanto questo. Una parte di questa città, creativa, laboriosa e onesta, è disgustata tanto dalla vicenda, quanto da quei "non ricordo"».

«Venerdì abbiamo aspettato la sentenza davanti al tribunale – racconta un vicino di casa della famiglia Mollicone – Ci aspettavamo un esito diverso. Forse Serena è morta da sola e da sola si è legata mani e piedi? Ora aspettiamo le motivazioni – aggiunge – e speriamo nella giustizia divina».
In molti avrebbero voluto una sentenza diversa dall'assoluzione. «Non ci aspettavamo miracoli – dice una ragazza – ma neanche che "il miracolo" avvenisse dall'altra parte».

Poco distanti, tre amici di Guglielmo. «Siamo amareggiati e disgustati – commentano – E da tutta Italia stanno arrivando moltissimi messaggi dei tanti che provano lo stesso». Tornano con la mente alla città di ventuno anni fa: «In quel periodo ad Arce circolava molta droga – spiega uno di loro – C'era una situazione quasi incredibile. E Serena era una ragazza che non ignorava i problemi, aveva un carattere forte...». E interrompe così il racconto. Dalle discussioni a voce bassa dei gruppi di persone che popolano la piazza si distinguono i nomi di Serena e Guglielmo e quelli degli imputati. Negli sguardi dei passanti tristezza, ma anche rabbia: «Siamo amareggiati». È il commento di tanti, che non hanno voglia di dire altro. «Serena è stata uccisa due volte». Aggiunge qualcuno.

Intanto in quella che oggi si chiama "Località Fonte Serena", dove è stato trovato il corpo della studentessa, un tappeto di petali colorati mossi appena dal debole vento e fiori freschi a incorniciare la foto di una Serena sorridente "fanno rumore" nel silenzio di un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato al 1° giugno 2001.