Operazione "Cavaliere nero", tre condanne. Inflitti quattro anni ad Arturo Salvatore Di Caprio e per lui anche l'interdizione dai pubblici uffici, un anno e mezzo, pena sospesa, invece, a Massimo Santucci di Alatri e Nicola Ilaria, di Novara. I tre avevano scelto il rito abbreviato. Rinviati, invece a giudizio, tutti gli altri indagati finiti nell'inchiesta. L'udienza è stata fissata al 17 gennaio 2023.

L'operazione "Cavaliere nero" è stata condotta dalla Finanza nel 2018. L'ipotesi sulla quale ha lavorato la procura frusinate, che contesta anche l'associazione a delinquere, è quella della creazione di società vuote per fare acquisti e non pagare i fornitori per quasi 2 milioni di euro.

Le accuse
Arturo Salvatore Di Caprio, 54 anni, originario di Maddaloni, e difeso dall'avvocato Pierpaolo Dell'Anno, era stato ritenuto dalle accuse «promotore, capo e organizzatore del sodalizio, dominus occulto delle società» colui che avrebbe impartito «ogni direttiva» ai compartecipi, «stabilendone ruoli e funzioni anche nell'ambito delle persone giuridiche costituite "ad hoc" per le finalità illecite dell'associazione». Contestati reati di natura fiscale e il trasferimento fraudolento di valori per intestazioni fittizie di quote societarie e cariche amministrative «riconducibili al gruppo criminale e attive nel sistema delle truffe e dei reati di natura fiscale».
Si tratta di società con sede a Roma, Ceccano, Isernia, Cassino, Ciampino, Formia, Vignola (Mo), Castel San Giovanni (Pc), Genova, e Borgomanero (No). Per due di queste il depauperamento del patrimonio ne conduceva al fallimento.

Contestate a Di Caprio delle truffe per merci ottenute e non pagate (parte delle quali rimborsate dalle assicurazioni). Tra queste risultano truffate Parmacotto, Peroni, Coca Cola e Ferrero. Massimo Santucci, 39, di Alatri, difeso dall'avvocato Giorgio Igliozzi e Nicola Ilaria, 43, di Novara sono finiti nell'operazione accusati di trasferimento fraudolento di valori il primo per l'intestazione del 40% delle quote di una società con sede a Ceccano e l'altro della titolarità di un'impresa di Borgomanero «al fine di eludere le disposizione di legge in materia di misure patrimoniali» in favore di Di Caprio. E per emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Ieri, dunque, le condanne per i tre che hanno scelto il rito abbreviato, per Arturo Salvatore Di Caprio, a quattro anni e l'interdizione dai pubblici uffici, e un anno e mezzo, pena sospesa, a Massimo Santucci di Alatri e Nicola Ilaria, di Novara. Tutti gli altri sono stati rinviati a giudizio. L'udienza nel tribunale di Frosinone è stata fissata al prossimo 17 gennaio.