È stata minacciata di morte, insultata, derisa e umiliata. Imane Jalmous, esponente del Partito democratico e candidata alle ultime elezioni comunali, ha ricevuto messaggi offensivi sul suo profilo social dopo le dichiarazioni pubblicate ieri sulla realizzazione della moschea a Frosinone.

«Non saranno certo offese, violenze verbali e razziali a scoraggiarmi e demotivarmi – ha detto Imane Jalmous – Ribadisco l'importanza della presenza delle istituzioni come garanti dei principi fondamentali della Costituzione a tutela dei diritti dei cittadini tutti e soprattutto a tutela delle minoranze etniche e religiose. In questo caso – continua – per evitare che qualcuno si senta autorizzato o legittimato a esprimere offese o atti di violenza senza alcun timore intimorendo chi, come nel mio caso, cerca solo di esprimere liberamente e democraticamente il proprio pensiero».

Imane ieri aveva replicato alla presa di posizione di Sergio Arduini, esponente di Destra sociale. Jalmous proponeva maggiore apertura al dialogo interreligioso, spiegando come la moschea rappresenti un luogo finalmente consono per la comunità musulmana. Un posto non solo di preghiera ma anche di aggregazione e inclusione. Un luogo idoneo per celebrare attività e festività religiose. «Luogo che manca oggi alla comunità islamica, perché la sala di preghiera presente in via Mària è un garage, uno sgabuzzino», aveva detto Jalmous. Ora, invece, sono arrivati gli insulti e le minacce.

«Queste persone devono imparare a rispettare la legge italiana e adeguarsi al nostro sistema democratico, prima di vantare diritti di nascita o porsi come giudici supremi di italianitá – ha continuato l'esponente Dem – Il dialogo interreligioso e istituzionale è fondamentale per informare adeguatamente la cittadinanza senza ideologizzare le questioni e fomentare odio e violenza che sfociano in conflitti di civiltà come teorizzava e anticipava il politologo Huntington nel lontano 1996. Domani (oggi, ndr) – conclude Imane Jalmousdenuncerò l'autore delle minacce alla polizia postale presso la Questura di Frosinone».