Traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e violazioni alle prescrizioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Sono le accuse a cui devono rispondere rappresentanti legali e tecnici di aziende, che trattano rifiuti, finiti nel 2017 nell'operazione "Maschera". Tutti a giudizio.

Coinvolti tra gli altri Valter Lozza, in qualità di rappresentante e amministratore della Mad all'epoca dei fatti, e Mauro Vicano, ex presidente Saf, candidato a sindaco alle scorse amministrative del capoluogo e attuale consigliere comunale. Il giudice di Roma, Nicolò Marino, ieri ha firmato il provvedimento. Gli imputati dovranno comparire dinanzi al tribunale di Cassino il prossimo 13 ottobre nell'udienza in composizione monocratica. L'operazione sui "codici a specchio" del gennaio 2017 aveva portato al sequestro di dieci impianti di trattamento tra Frosinone e Latina. Il caso era approdato davanti alla Corte di giustizia europea per chiarire l'interpretazione della norma sulla classificazione dei rifiuti con i codici a specchio.

Disposto il rinvio a giudizio, come detto, per Valter Lozza, in qualità di rappresentante e amministratore della Mad all'epoca dei fatti, per Mauro Vicano, finito nei cosiddetti "impresentabili" al vaglio della Commissione parlamentare Antimafia, in quanto candidato a sindaco del capoluogo e indagato nell'operazione "Maschera". A processo anche Roberto Suppressa, ingegnere della Saf; Aldo Giovenchi, direttore tecnico della Mad; Serena Zompanti di Pignataro Interamna, responsabile dell'ufficio omologhe della Mad; Bruno Navarra di Ferentino, presidente del Cda e rappresentante legale della Tecnogea; Rosettano Navarra di Ferentino, legale rappresentante della Navarra spa che è proprietaria del 91% delle quote della Tecnogea; Marco Arduini di Frosinone, amministratore unico della Simer; Enrico Arduini di Frosinone, amministratore unico della Simer; Riccardo Traversa di Anzio, amministratore unico di Refecta; Irene Cocco di Supino, amministratore unico della Se.In; Giovanni Ferone di Cassino, amministratore della Ferone srl; Francesco Rando e Carmelina Scaglione di Roma della società E. Giovi; Ottaviano Sabellico di Alatri, amministratore unico della società D.S.I Servizi Industriali; Francesco Rizzi, domiciliato a Frosinone; Antonio Giuliano di Castelforte, amministratore unico del Centro Servizi Ambientali; Enrico Giuliano di Castelforte, comproprietario del Centro Servizi Ambientali. Dovranno comparire davanti al giudice anche Cesare Augusto Fardelli, Felice Rea, Giancarlo Panetta, Fabio Cellucci, Fernando Maurizi, Antonino Di Folco, Fernando Conti, Stefano Sciolette, Milena Margarella, Alfonso Verlezza, Rocco Furia. Per le società ci sono Mad, Saf, Refecta, Se.In, Ferone, Industriale Meridionale, E. Giovi, Teco.Gea, Dsi servizi industriali, Vetreco e Centro servizi ambientali.

L'accusa
Secondo l'accusa nella discarica della Mad di Roccasecca, «autorizzata come discarica di rifiuti non pericolosi», venivano ricevuti «rifiuti erroneamente qualificati come non pericolosi versandoli nei propri bacini; più specificamente... trattando rifiuti speculari (rifiuti che per la loro provenienza non certa ed identificata possono assumere una natura tanto pericolosa quanto non pericolosa a seconda dell'effettiva consistenza del rifiuto)», in violazione di una seria di norme, «che impongono a monte un'analisi esaustiva del rifiuto ed a valle un controllo approfondito dello stesso», avrebbero «attribuito erroneamente codici non pericolosi ai predetti rifiuti speculari in assenza di analisi esaustive sia quantitative che qualitative». Tale ricostruzione, condotta dal pm Alberto Galanti con le indagini dei carabinieri forestali, è sempre stata contestata dai difensori degli imputati sul presupposto che le norme non sono chiare e per l'impossibilità di effettuare analisi esaustive sui rifiuti portati in discarica. Perciò la questione era approdata sul tavolo dei magistrati europei. Secondo la Corte di Giustizia europea, «l'obbligo del detentore del rifiuto è quello di ricercare quelle sostanze pericolose che possano ragionevolmente trovarsi nel rifiuto». Inoltre «la classificazione di un rifiuto come pericoloso s'impone soltanto qualora sussistano elementi obiettivi che dimostrino» che la «classificazione è necessaria».
Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Calogero Nobile, Marco Pizzutelli, Danilo Iafrate, Francesco Scalia, Mario Di Sora, Sandro e Vittorio Salera, Antonio Perlini, Vincenzo Galassi, Pierpaolo Dell'Anno, Vincenzo Savo, Domenico Marzi, Paolo Marandola, Alessandro Diddi, Enrico Morigi, Vincenzo Savo, Paola Picciotto, Marzo Zangrilli e Giuseppe Scicchitano.

Le parti civili
Parti civili si sono costituite, tra gli altri, la Regione Lazio, i Comuni di Frosinone, Alatri, Arce, Atina, Cassino, Ceccano, Cervaro, Colfelice, Colle San Magno, Isola del Liri, Pontecorvo, Roccasecca, Posta Fibreno, il comitato civico Free Monte di Monte San Giovanni Campano nonché il suo presidente come singolo cittadino come azione popolare. Tra gli avvocati delle parti civili Andrea Coletta.