Giustizia per Serena. «Giustizia sì, ma per tutti. Anche per chi non c'entra col delitto» chiedono le difese degli imputati che ieri, dopo la forte requisitoria dei pm Siravo e Fusco, prendono il largo. E prima di chiedere l'assoluzione degli imputati, puntellano i perché delle loro tesi, i motivi della estraneità ai fatti contestati. Tutto questo mentre alcuni manifestanti del centro antiviolenza di Fiuggi "Fammi Rinascere" erano fuori dal palazzo di piazza Labriola con lo stesso intento: chiedere giustizia per Serena e Guglielmo. Per dire basta ai femminicidi.

La posizione di Suprano
La prima posizione affrontata è quella dell'appuntato scelto Francesco Suprano. A lui la procura chiede conto dell'ipotesi di favoreggiamento: nei suoi confronti i pm Siravo e Fusco hanno avanzato una richiesta pari a quattro anni di reclusione. La presenza in caserma - legata all'ipotesi di falsità dell'ordine di servizio - il fatto di aver invitato Tuzi a cambiare le sue dichiarazioni, il "nodo" della porta: questi i punti focali finiti in aula. È l'avvocato Cinzia Mancini a prendere la parola: «Suprano aveva riferito già sulla porta. La procura avrebbe dovuto interrompere l'esame e stabilire la non utilizzabilità delle dichiarazioni. L'imputato, lo ricordiamo, non può essere sottoposto a più processi per i medesimi fatti» prosegue l'avvocato Mancini. Per la stessa ipotesi, spiega la difesa, nel 2016 - su richiesta della procura - il gup Lanna dispose l'archiviazione.

«Si contesta a Suprano, per la porta, di aver addotto false dichiarazioni dopo averla occultata. Suprano invece dichiara sempre la stessa cosa: la sposta per evitare che il proprietario dell'alloggio potesse addebitargli le spese dell'occupazione dell'alloggio sfitto e i danni della porta rotta da Mottola». Ma è sempre Suprano che la mette a disposizione degli inquirenti nel 2008 senza alcuna specifica richiesta come pure che si sottopone volontariamente all'analisi salivare. L'avvocato Mancini ripercorre alcuni tratti salienti e sottolinea le incongruenze emerse in aula, come quelle sui rapporti in caserma che «non erano buoni già dal 2004. Quindi ben prima della sentenza Belli».

L'avvocato parla di congetture, di cause di servizio per divergenze, di lacune. «I tempi vengono "spostati", i soggetti appaiono e scompaiono. Inaccettabile che "la legge" ovvero i carabinieri, come soleva ricordare l'avvocato Rotondi quale termine usato in segno di rispetto dai cittadini per definire l'Arma, abbiano dichiarato fatti non veri» continua. «Nessuna condotta di favoreggiamento: perché conservare la porta per tutti questi anni? Suprano aveva un atteggiamento rispettoso. La giustizia per Serena la vogliamo tutti ma non verrà fatta se sarà condannato un innocente».
«Non ci sono elementi per giustificare l'ipotesi di accusa» tuona l'altro difensore di Suprano, l'avvocato Emiliano Germani, che dopo aver affrontato i motivi che porterebbero a statuire un "ne bis in idem", passa all'ordine di servizio.

E aggiunge: «Nel 2007 Evangelista identifica il teatro del delitto nell'appartamento, e l'arma nella porta. Senza Suprano non si sarebbe fatto nulla: l'appartamento era chiuso, lo usa lo stesso Evangelista per le piante. Tutti quelli che potevano fruirne intanto (il sequestro avviene nel 2016) devono allora essere ritenuti soggetti che hanno favorito. Era così forte il sospetto su quel luogo che le attività svolte continuano a esserlo. Quindi ci si aggrappa a ordini compilati a distanza di settimane. È terribile quello che è successo a Serena, la dignità che aveva di vivere. La figlia di Suprano è condannata a una morte civile, Suprano a essere un imputato perenne. Si deve spezzare questo circolo vizioso».

Vincenzo Quatrale
«L'udienza gup ci ha delusi, così come lo ha fatto la conclusione delle indagini preliminari, il provvedimento del rinvio a giudizio nonostante tutti gli elementi chiari nei confronti di una persona seria, integerrima e scrupolosa come Quatrale. La prova di questo, di quanto il luogotenente fosse tale, me lo date voi, me la danno i pm, i cancellieri e i segretari della procura. Il mio assistito - afferma l'avvocato Francesco Candido, uno dei difensori di Vincenzo Quatrale - è stato definito aggressivo in aula perché ha voluto alzare la testa per difendersi. Quatrale dico che sia stato definito aggressivo per motivare anche le richieste della requisitoria: perché sarebbe dovuto stare zitto anche oggi? La coscienza di cittadino e di pubblico ufficiale gli ha impedito di dire quello che non sa. E di questo gli va dato merito» afferma Candido.

Per Quatrale la procura ha avanzato una richiesta di 15 anni di reclusione per concorso in omicidio. E ha riqualificato il reato di istigazione al suicidio di Tuzi in omicidio colposo, ormai prescritto. «Perché deve valere la risposta di Santino e non quella di Quatrale sulla permanenza in caserma? Perché Tuzi con le sue dichiarazioni riapre il "giallo", che poi è una tragedia, e ciò che dice Quatrale non ha valore? Tuzi non dice di essere rimasto in caserma, lo dice il maresciallo Sperati - ribatte l'avvocato Candido - La nostra tesi difensiva ha nella sua definizione un errore: noi abbiamo la verità, non una verità. Non è una tesi difensiva "aggiustata". Quatrale ha raccontato esattamente come sono andate le cose. La procura parte da lontano senza alcun costrutto e arriva all'ordine di servizio "falsamente falso" che è diventato cuore della questione». E definisce l'ordine ritenuto falso, la permanenza di Quatrale e Tuzi in caserma e l'omicidio una «triade micidiale».

Gli ordini di servizio, poi, «non sono Vangelo e possono essere approssimativi ma non falsi, come ha detto il generale dei carabinieri Sparagna. Il falso presuppone la consapevolezza. Qui passare da delle imprecisioni a un omicidio c'è un mare: ci si deve difendere sui fatti e non su deduzioni». Chiara l'analisi sui servizi svolti in quella mattina in cui Serena moriva. Pensiamo per assurdo: «Quatrale che fa quando muore una ragazzina in caserma? Fa il giro delle sette chiese, paga un bollettino, poi va a casa e sta con le bambine? Impensabile. Non era dottor Jekyll e mister Hyde. Quando sarebbe successa la fantomatica omissione, Quatrale era già andato via, lasciando l'ordine di servizio a Tuzi. E se ne rammarica».

L'avvocato Paolo D'Arpino riprende il discorso proprio dall'intercettazione ambientale. «Tuzi e Quatrale non avevano avuto più rapporti da quattro anni, tra loro vi erano solo rapporti lavorativi. Quatrale rende dichiarazioni, dissipa ogni dubbio su quanto effettuato con Tuzi. Il pool era venuto a conoscenza che Tuzi voleva ritrattare: per verificare l'attendibiltà si dispone l'intercettazione. La procura ha inteso che Quatrale abbia voluto fare ricadere su di sé la nomina e quindi "condurre i giochi". Cosa avrebbe dovuto nascondere sulla scorta di un decreto di intercettazione della procura? Si è chiarito nel processo che la registrazione della cassetta è stata fatta a Frosinone non nell'auto che si trovava a poca distanza. Qualsiasi stranezza, forzatura, parola fuori posto non solo era registrata ma anche ascoltata dal luogotenente Sperati. Se veramente ci fosse stata una volontà e un accordo tra le parti a rendere l'ordine di servizio falso sarebbe stato il modo peggiore per agire: Tuzi avrebbe potuto parlare dell'accordo. Quatrale sarebbe stato arrestato all'istante, c'era Sperati». «Dobbiamo permettere al mio assistito di recuperare la serenità che merita come uomo e militare» conclude, chiedendo un'assoluzione piena.