L'ex Tomassi: il "mostro di cemento" sempre più in preda al degrado. I sorani che abitano nelle vicinanze del mastodonte mai ultimato sono amareggiati e sfiduciati: nonostante i loro reiterati appelli, quell'area nel cuore della città resta terra di nessuno.
A distanza di un anno dalla bonifica che venne eseguita dal Comune nell'estate 2021, sembra di rivedere l'esatta copia della situazione precedente. La pulizia del verde è di nuovo urgente perché la vegetazione sta invadendo il complesso abbandonato sia nell'area esterna che all'interno. E poi la recinzione sta letteralmente cadendo a pezzi. Di soluzioni definitive non se ne parla e nemmeno di soluzioni tampone per garantire maggior sicurezza e decoro. Tema sempre attuale è l'abbandono dei rifiuti lungo via Buozzi, usanza barbara che genera anche problematiche igienico-sanitarie, specialmente in queste giornate di grande caldo. Intanto topi, insetti e serpenti proliferano nell'area dell'ex Tomassi, divenuta un rifugio per cani randagi, luogo di spaccio e di traffici loschi. Un luogo che è stato anche teatro di tragedie.

Nelle ultime settimane più volte i residenti della zona hanno allertato le forze dell'ordine per le urla che provenivano dal "mostro di cemento". Gli agenti della polizia di Stato hanno eseguito sopralluoghi senza trovare nessuno. Gli spazi sono talmente ampi che è possibile nascondersi o guadagnare una rapida via di fuga.

Si attende di capire quale sarà l'indirizzo della nuova amministrazione del sindaco Luca Di Stefano, che sul destino dell'ex Tomassi è al lavoro con gli uffici. Certamente non è un nodo semplice da sciogliere, una lunga e intricata vicenda complicata da risvolti giudiziari. Negli ultimi anni il Comune aveva intavolato una trattativa con un gruppo privato che pareva interessato a rilevare e riqualificare l'immobile. Così si era provveduto a una pulizia generale dell'area. Poi più nulla. Il progetto di rigenerazione del "mostro" presentato dall'ex sindaco De Donatis è ancora appeso lungo il perimetro dell'edificio, ormai sbiadito. Forse come il sogno di riqualificare "il mostro".