La sentenza per l'omicidio di Willy è una «sentenza giusta». Così l'avvocato Vincenzo Galassi, legale di Armando Monteiro, papà di Willy, commenta subito fuori dall'aula. Sulla distinzione delle pene, Galassi osserva: «Belleggia e Pincarelli avevano un ruolo diverso, era evidente. Solo leggendo le motivazioni capiremo il perché della differenza di pena». Poi conclude: «La famiglia di Willy ritiene che sia stata fatta giustizia. Ha sempre accettato tutto durante il dibattimento», evidenziando la grande compostezza e la religiosità con le quali è stato seguito il processo.

L'avvocato Domenico Marzi, in rappresentanza della madre e della sorella di Willy, dice: «Il processo si è concluso con una decisione esemplare. È stata una vicenda dolorosissima che ha sconvolto tutto un paese. L'esercizio dell'azione penale è stato molto puntuale. È stata la sentenza che ci aspettavamo. L'esclusione dell'aggravante dei motivi abbietti ha fatto venir meno l'ergastolo per gli altri due».
E a proposito di ergastolo, Marzi si dice contrario «da un punto di vista dottrinario. È un sepolcro che non si rimuove. Pesante, ma in questo caso giustificatissimo. Non sono contro l'ergastolo per chi ha ucciso Willy, ma come pena in sé».

L'avvocato Massimiliano Pica, codifensore dei fratelli Bianchi, non condivide la sentenza: «Capiremo con le motivazioni. Non pensavo che si potesse arrivare all'ergastolo, soprattutto quando poi hanno escluso le aggravanti». Quindi ai microfoni delle tv aggiunge: «È stato un processo mediatico. Va contro tutti i principi logici». E ora si dovrà preparare l'appello con il fardello da doversi scrollare di dosso l'ergastolo.
Tra i presenti quella notte a Colleferro c'era Matteo La Rocca, ieri a Frosinone con tanti amici di Willy. Quelli con indosso la maglietta "Ciao Willy" e "Stiamo online" e con la bandiera di Capo Verde.

È il ragazzo che ha fatto la foto alla Q7 dei Bianchi e poi l'ha inviata al maresciallo Antonio Carella, il comandante della stazione dei carabinieri di Colleferro. «Ho fatto io la foto e chiamato l'ambulanza - dice all'esterno del tribunale - È stata una cosa istintiva. Non ho avuto paura. Come Willy non ha avuto paura di difendere quel ragazzo. Non è stato nulla di che. 30 secondi e tutto era già finito. Lì per li mi sono ghiacciato. Il momento di capire quello che era successo e tutto era finito. Ma si capiva che era successo qualcosa di grave. Ho negli occhi l'immagine dei Bianchi che arriva a tutta velocità e loro che scendono».

Un pensiero al dopo, nella convinzione che prima della sentenza definitiva il percorso sarà ancora lungo: «Il primo passo è stato fatto ora speriamo che si mantenga la linea. I Bianchi? Mai visti li conoscevo dai social», conclude.
L'amico di Willy Samuele Cenciarelli aggiunge: «È una liberazione. Ancora tremo. Non provo niente per gli accusati, nemmeno un rabbia. Mi hanno tolto un amico e un pezzo di cuore che nessuno mi ridarà indietro». In precedenza aveva detto: «Willy è stato un esempio di coraggio e di amicizia. Mi ha salvato la vita».