«Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Tempo per contare le stelle e per crescere. Anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita». Si innesta su alcuni versi di Elli Michler la discussione dell'avvocato Dario De Santis, il primo di parte civile a prendere la parola dopo la richiesta delle pene avanzata dai pubblici ministeri, amico prima ancora che avvocato di Guglielmo Mollicone. E del fratello Antonio. «Purtroppo a Serena non è stato lasciato più tempo, neppure quello di perdonare. In nome del popolo italiano, chiedo quindi di renderle giustizia» afferma dopo aver ripercorso ancora una volta gli elementi salienti d'indagine. Accendendo i fari sugli avvistamenti, sulla collocazione della data della morte e sulle incongruenze relative all'abbigliamento.

«Guglielmo Mollicone ha lottato per trovare i colpevoli e questa è stata la sua unica ragione di vita che poi ha avuto un peso anche nella sua morte. Non è riuscito a vedere la punizione dei colpevoli e questo stress, con tutta probabilità, ha influito» ha anche affermato De Santis che ha elogiato il lavoro dei pm definendo la requisitoria «vasta, puntuale e quasi enciclopedica».
Stesse valutazioni dell'avvocato Sandro Salera, legale di Consuelo, sorella di Serena, che in apertura ha definito «argomentazioni complete, monolitiche, efficaci» quelle dei pm e del collega De Santis. L'avvocato Salera, in una rapida quanto efficace e brillante discussione, ha dichiarato come il processo Mollicone sia una rappresentazione «iconica del dramma della vita». Una devastazione etica e morale di un'intera comunità. La prima domanda che ci poniamo, continua l'avvocato Salera, è se sia possibile dopo 20 anni cercare la verità. «Non solo si può ma si deve: è un nostro preciso dovere e qui vanno citate tre persone che hanno lottato per la verità per Serena.

La verità è stata cercata dall'amore indomito di un padre, che a questa verità ha sacrificato il resto della sua esistenza dopo il delitto; alla tenacia e professionalità del collega De Santis che ha sostenuto con fermezza la determinazione di Guglielmo. E alla dottoressa Siravo che, con un enorme e certosino lavoro, ha fatto diventare l'aspirazione di Guglielmo un processo. I pm e il collega hanno fatto di questo processo un faro perché ogni ombra è stata dispersa, un lavoro periglioso nel mare delle reticenze incontrate. I fatti alla fine sono emersi pur tra mille depistaggi freddamente organizzati. Serena è stata uccisa in caserma: ne avete la prova nell'intercettazione del 28 marzo tra Santino Tuzi e Torriero in relazione all'argomento su cui avrebbero dovuto interrogarlo in caserma».

Poi aggiunge: «non è possibile fare una valutazione comparativa tra i ricordi scoloriti e la scienza: la porta ci spiega e ci racconta. Non lo dico io. Lo dice la Cattaneo. Vi è una perfetta e assoluta compatibilità che non può essere scalfita». «Un processo come questo enorme sacrificio dell'anima. Signori giudici siate come sempre coraggiosi perché questo coraggio che conferisce la vostra funzione quella autorevolezza e solennità che appartiene a poche professioni. Siate logici e razionali, perché un atomo di logica vale più di mille trattati e solo così contribuire ad elevare anche moralmente un Paese, un popolo che rappresentate e in nome del quale amministrate la giustizia degli uomini» ha concluso l'avvocato Salera.

L'avvocato della famiglia Tuzi, Elisa Castellucci, si è poi sofferma to sulla descrizione fatta dalle difese degli imputati. «Una descrizione che non ammetto, che va a ledere l'integrità psico-fisica del brigadiere. Ha avuto paura perché è stato lasciato solo. Non aveva problemi, ma paura. Tuzi ha temuto di subire un "Belli-bis", di dover essere costretto al carcere. Due le persone che hanno parlato in questo caso: Tuzi e il corpo di Serena».

L'avvocato Antonio Radice, per il Comune di Arce, ha sottolineato come ci sia stato un danno all'immagine per tutta la comunità, balzata agli onori delle cronache nazionali in termini assolutamente negativi. Stessa considerazione del rappresentante dell'Avvocatura dello Stato, Maurizio Greco, per l'Arma: il collegamento, anzi la sovrapposizione stessa del delitto con la l'istituzione militare ha creato non poco nocumento. E nel fare tali considerazioni si è collegato direttamente a quanto detto poco prima dal pm Siravo: «Questo processo segna una pagina nera per l'Arma dei carabinieri. Grazie al colonnello Gavazzi e al maggiore Lombardi possiamo avere ancora fiducia nell'Arma: loro hanno avuto il difficile compito di indagare sui colleghi. E hanno restituito fiducia nei carabinieri».

«Vi sono tre elementi oggettivi che devono essere considerati, perché i ricordi nel tempo possono sbiadire. Lesione, cranio e pugno: gli elementi su cui ruotano le analisi» afferma l'avvocato Federica Nardoni per la zia Armida. L'avvocato Nardoni spiega, ripercorrendo ancora le consulenze, perché le accuse sarebbero ascrivibili ai Mottola e a Quatrale. «Più complessa la situazione di Suprano, il cui atteggiamento non riusciamo a comprenderlo su un piano logico se non ipotizzando un favoreggiamento».

Depositate le richieste di risarcimento da tutte le parti civili: complessivamente vengono chiesti oltre 16 milioni di euro (la maggior parte dei quali ai Mottola). Oltre a una provvisionale dell'Avvocatura dello Stato proprio per il danno all'immagine dell'Arma.

Le reazioni di Maria e Consuelo
Non sono mancate le reazioni delle parti civili fuori dall'aula: «Mio padre è stato riabilitato come persona e come carabiniere. Spero che i giudici possano tenere conto delle pressioni: è stato lasciato da solo da tutti. Nessuno escluso. Solo grazie a mio padre sono state riaperte le indagini: ha avuto tanto coraggio. Solo le sue dichiarazioni ci hanno portato fino a qui» ha dichiarato Maria Tuzi. «Speravo di arrivare fino a questo punto. Soprattutto per mio padre, che non ha mai mollato. E che ci ha creduto fino in fondo» ha aggiunto la sorella di Serena, Consuelo.