«Il litigio iniziato di mattina prosegue. Serena entra in caserma, viene aggredita e sviene. Marco esce alle 11.45, decide di farsi vedere in un luogo pubblico: il padre lo invita a farlo per costituirsi un alibi. E gestisce le fasi successive all'omicidio. Marco, Franco e Anna Maria hanno concorso attivamente, ma ancor più a monte sono responsabili di una posizione di garanzia della ragazza perché quel luogo era nella disponibilità dei Mottola. Anzi, nei confronti dell'ex maresciallo ci sarebbe una spiccatissima posizione di garanzia: per il suo ruolo di capofamiglia, per il suo ruolo di capo della caserma». I pm Beatrice Siravo e Carmen Maria Fusco sono analitiche nella ricostruzione, chiare sull'aspetto psicologico. «È un omicidio molto più semplice di quello che si vuole far credere, in punto di diritto» aggiungono.

Poi poco prima dell'ora di pranzo avanzano le richieste della procura: per l'ex maresciallo Franco Mottola, chiesti 30 anni. Per Marco Mottola 24, ritenuto l'autore del colpo mortale; per Anna Maria, che per la procura «non può non aver partecipato», 21. Per il luogotenente Vincenzo Quatrale vengono richiesti 15 anni di reclusione per concorso in omicidio: l'ipotesi di istigazione al suicidio nei confronti di Santino Tuzi riformulata in omicidio colposo e per questo prescritta. Per l'appuntato scelto Francesco Suprano, invece, la richiesta è di 4 anni per l'ipotesi di favoreggiamento. Silenzio in aula. Un colpo "incassato" dagli imputati, che non muovono un muscolo ma anche da Maria Tuzi che non si aspettava la riqualificazione del reato. Marco è di pietra. Anna Maria come pure Quatrale non sono presenti. L'unico, ancora una volta, a rispondere all'assalto dei cronisti è l'ex maresciallo: «Loro possono dire quello che vogliono ma devono provare quello che dicono» dichiara, riferendosi agli inquirenti, in risposta ai cronisti. «Sempre innocenti, ci siamo sempre dichiarati innocenti perché lo siamo» aggiunge. Poi esce dal tribunale.

La mattinata
Il pm Beatrice Siravo riprende da dove aveva dovuto lasciare venerdì. E riparte da Tuzi, un "anello di congiunzione" fondamentale ma «lasciato solo da tutti» afferma all'inizio della requisitoria. «Non si è suicidato per amore» prosegue. «È stato l'unico che ha rotto il silenzio e che ha pagato con la vita le sue dichiarazioni». Poi la dottoressa Siravo si concentra sull'orario della morte di Serena: determinante per definirlo la relazione della professoressa Paola Magni.

«Dagli indumenti ha prelevato le larve e ha calcolato quando potevano essere state deposte le uova, in base al ciclo di vita. Nella notte tra il 1° e la notte del 2 Serena viene abbandonata nel bosco dell'Anitrella - afferma - quando il maresciallo Mottola è la moglie si sono disfatti del corpo». Serena, sottolinea, non muore per il colpo alla testa, «la professoressa Cattaneo ci dice che l'ipotesi più probabile secondo i medici legali resta quella di un soffocamento meccanico. La ragazza si sarebbe potuta salvare. Il trauma era importante ma non letale. Serena muore intorno alle 16 circa ma non per la ferita. Una agonia durata circa 5 ore». Dopo il decesso, sempre secondo la procura, viene confezionata in un posto differente dal bosco. Il pugno sferrato sulla porta non convince: «Le dichiarazioni non sono attendibili: dove sta la frattura sulla mano? Contraddizioni sulla porta le abbiamo anche nell'esame di Anna Maria. Questo perché - prosegue Siravo - non è stato sferrato nessun pugno, né da Franco né da Marco. Era il cranio di Serena. Far aggiustare la porta o portarla fuori significava attirare i sospetti sulla stessa. Nessuno poteva prevedere che nel 2016 venivano fatti calco e tac della porta e che sarebbe venuta fuori la perfetta compatibilità con la testa di Serena».

Il caso Vannini
«Serena Mollicone era cosciente, in stato agonico ma non moriva da sola. Se soccorsa sarebbe sopravvissuta. I Mottola erano tutti presenti, tutti concordi sul da farsi. Marco viene fatto uscire. Le ostruiscono le vie aeree ponendo così fine alla sua vita» afferma il pm Fusco. Poi un rimando diretto al caso di Marco Vannini che ha portato alla condanna della famiglia Ciontoli. «Una controversia che ricorda la morte di Vannini. I Mottola sono responsabili di una posizione di garanzia nei confronti della ragazza, che entra in un luogo nelle loro disponibilità. Serena entra lì con estrema naturalezza, sale. Lei si affida a chi la ospita già solo entrando. Come Marco Vannini. I Mottola avrebbero potuto salvarla allertando i soccorsi. Invece, consapevolmente, evitano di condurre l'unica condotta da porre in essere». «Il dolo del reato di omicidio già emerge dal fatto che Marco invece di soccorrerla esce e l'affida ai genitori. La condotta attiva successiva rappresenta una conferma di quella omissiva precedente - aggiunge la dottoressa Fusco -

La condotta attiva è connotata dal dolo diretto di tutti per aver concordato con lucidità e freddezza». «Anna Maria Mottola sopra, Vincenzo Quatrale al piano di sotto non avrebbero potuto non sentire. Gli ambienti vuoti sono una cassa di risonanza. La madre interviene: non poteva non aver sentito. Anna Maria viene poi vista rientrare insieme al marito nella notte da Cuomo e Tuzi intorno all'una: portano il cadavere a Fonte Cupa con la Lancia K di Franco che non sarebbe stata mai fermata da una pattuglia: era il comandante. Quella macchina non è stata mai ritrovata. Nessuno dei tre imputati ha riferito i fatti come realmente accaduti. Chi ha ucciso Serena, l'ha definitivamente messa a tacere, le ha chiuso la bocca sebbene non le abbia impedito di parlare: le tracce esistono. Per la procura la condotta dei Mottola, tutti concorrenti sul piano morale e materiale, è stata spietata».

Quatrale invece avrebbe deciso di non intervenire e di falsificare l'ordine di servizio. «Non capiamo i motivi del suo silenzio - afferma il pm Siravo - la sua è una posizione di garanzia subordinata».
Suprano viene sentito dalla pg nel 2006. «Gli viene imputato di aver falsamente detto quel giorno di essere uscito dalla caserma con il maresciallo Mottola per il servizio fino alle 14.30 quando invece sarebbe rimasto in caserma. E poi adduceva un falso motivo sulla porta nel suo alloggio» continua il pubblico ministero.
«La caserma di fatto si è chiusa come una tomba su Serena» chiosa Siravo.