Giudizio immediato. È quanto disposto dal giudice per le indagini preliminari nei confronti dei tre dipendenti dell'Asl finiti ai domiciliari a inizio maggio accusati di concussione. P.C., 62 anni, del capoluogo, F.S., 63, di Ceccano, tecnici necrofori, e un'assistente necrofora del capoluogo, P.M., 59, tutti in servizio alla Asl di Frosinone, dovranno comparire davanti al tribunale di Frosinone in composizione collegiale il prossimo 23 settembre.

"L'operazione caffè", così denominata perché il "caffè", secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era quello che i tre arrestati avrebbero preteso alle agenzie di pompe funebri sotto forma di regalie, dai 20 ai 50 euro a pratica fino a salire a 100 euro in alcuni casi, porta la firma dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Frosinone. Gli accertamenti erano scattati a dicembre 2019 in seguito a un'informativa su presunte illegittime richieste di denaro da parte degli operatori della camera mortuaria nei confronti delle agenzie di onoranze funebri.

Tutto è partito con una denuncia del responsabile di una ditta funebre che aveva dichiarato di essere vessato, da molti anni, e costretto a devolvere sotto forma di regalie somme di denaro ai citati operatori, in cambio del loro aiuto nella gestione della salma. Secondo il denunciante, come riferito agli inquirenti, analoghe richieste sarebbero state fatte anche ad altre agenzie funebri. L'operazione, coordinata dal procuratore Antonio Guerriero, è scattata il 3 maggio scorso con l'esecuzione delle misure emesse dal gip del tribunale di Frosinone e con le perquisizioni nelle rispettive abitazioni dei tre, come pure nella camera mortuaria, negli uffici attigui.

Secondo l'ipotesi investigativa, il sistema escogitato in danno delle agenzie funerarie andava avanti da 20 anni. Secondo le accuse, in qualche caso sarebbe stata indicata ai parenti dell'estinto un'agenzia piuttosto che un'altra, mentre laddove la scelta era libera, la ditta prescelta era lo steso obbligata a versare il "caffè". In pratica i titolari delle agenzie per il timore che venissero attuati espedienti per rallentare lo svolgimento del servizio funebre erano costretti a pagare quello che nell'ambiente era chiamato, appunto, il caffè. I due frusinati e il ceccanese sono assistiti dagli avvocati Tony Ceccarelli, Filippo Misserville e Alfredo Magliocca. Una delle parti offese, il titolare di un'agenzia funebre, si è rivolta all'avvocato Antonio Ceccani.