Un Plant che arriva a lavorare addirittura "a chiamata", un indotto che non riesce a dare regolarità ai dipendenti per via dei continui ammortizzatori sociali e famiglie che, anche quest'anno, dovranno rinunciare alle ferie per fare economia. Un operaio medio di Stellantis, tra cig e cds, riesce a portare a casa tra i 900 e i 1000 euro, troppo pochi per una vita decorosa. E le scelte, raccontano gli operai, possono arrivare anche a riguardare gli studi dei figli.

Ma la situazione dei microchip non permette previsioni rosee nonostante il suv della Maserati, il Grecale, sia la grande scommessa di Cassino. Come pure i sindacati tuonano contro il governo e vorrebbero vedere concretizzate iniziative sostanziose. Se la Fim Cisl aveva incalzato, dopo l'incontro al Mise sull'automotive, per avere gli investimenti subito senza ulteriori indugi, la Fiom Cgil ci va ancora più pesante.

«Un incontro che non ha portato nessuna novità al settore, un'occasione persa vista la presenza di tutti i ministri competenti e coinvolti nella transizione tecnologica e ambientale». A parlare è Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil. «Il dibattito e il confronto non può e non deve concentrarsi sulla possibilità di modificare la Direttiva europea ma piuttosto di come la Ue supporta le lavoratrici e i lavoratori e le imprese in un percorso di grande trasformazione.

La complessità della transizione necessita di concentrare tutte le forze su come affrontiamo il cambiamento con l'obiettivo di salvaguardare l'industria e l'occupazione. Le risorse apportate nel fondo non bastano, soprattutto se vengono drenate dagli incentivi all'acquisto. È necessario quindi individuare ulteriori fondi per sostenere la transizione, avere strumenti straordinari, ammortizzatori sociali e fondi per la formazione con un confronto costante con le organizzazioni sindacali, utilizzare le risorse del Pnrr per avviare nuove produzioni (batterie, software, semiconduttori, centraline) e per attrarre nuovi costruttori di auto nel nostro Paese.

È necessario sfruttare le nuove opportunità che si stanno aprendo, abbiamo bisogno di produrre le infrastrutture di ricarica e avviare un confronto anche sul riciclo a partire dalle batterie ma che si estenda all'intero veicolo. Per fare tutto questo è necessario un tavolo specifico, serve avviare un confronto continuo tra Governo, sistema di rappresentanza delle imprese e organizzazioni sindacali, come chiesto e ribadito più volte dalla Fiom insieme a Fim, Uilm e Federmeccanica». Il monito finale da parte del sindacato: «Non si perda altro tempo perché siamo già in ritardo e rischiamo di perdere l'opportunità di rilancio di un settore fondamentale per l'economia e l'occupazione nel nostro Paese». Le sfide della transizione sono più che alle porte, altri Paesi hanno già concretizzato strategie mentre il settore dell'automotive deve... correre!