Una vita riorganizzata intorno alla guerra, esperienza drammatica eppur vissuta con una normalità agghiacciante. Divisi tra la fede in Dio e la fede negli uomini, gli ucraini hanno imbracciato la loro sorte di uomini di confine insieme ai fucili e sono andati avanti, in una surreale accettazione di questa nuova quotidianità, mai nella rassegnazione. Combattono, gli ucraini, per la loro terra, per la loro libertà, stupendo il mondo. È lo spaccato di vita che emerge dalle toccanti immagini di Claudio Papetti, fotoreporter, che nelle zone di guerra ha vissuto per settimane fianco a fianco ai profughi, agli abitanti delle città bombardate, facendosi raccontare le loro storie. Le sue foto sono state proiettate sabato scorso alla Galleria La Catena a Veroli. Narrazioni fatte di semplicità, di legami con la terra, di coraggio e di abnegazione.

Agghiacciante, in alcuni punti, il racconto di Papetti: «Sono stato in un villaggio, i russi hanno bombardato e distrutto le quattro farmacie, per impedire che i feriti venissero curati. Eppure, gli abitanti hanno respinto i russi e si sono ripresi un po' di serenità. Una vera strategia del terrore, quella dei russi, volta a piegare la resistenza del popolo ucraino». Ottenendo, però, l'effetto contrario. "Nave russa vai a farti fottere" è lo slogan ripetuto come un mantra, ripreso dalla risposta dell'ufficiale di una nave ucraina all'ordine di arrendersi intimato da una nave russa. E che racconta la capacità di un intero popolo di guardare in faccia con orgoglio chi questa guerra l'ha voluta a tutti i costi, ma anche chi, dall'altra parte del confine, l'ha subita. E pensano già alla ricostruzione, gli ucraini, al dopo che verrà, a cui guardano con fiducia e speranza pur in mezzo alle macerie.

Marco Toti direttore, della Caritas diocesana, e Pietro Alviti, presidente dell'Azione Cattolica per la Provincia di Frosinone, hanno poi discusso, in un animato dibattito, il tema dell'accoglienza, spiegando le difficoltà, le problematiche e l'infinita delicatezza che occorre utilizzare nei confronti di quanti, fuggiti dalla loro patria, desiderano solo rientrare il prima possibile. «Il sentimento che prevale è il disorientamento. Noi abbiamo perso, per fortuna, la cultura della guerra, grazie alla scuola, alla democrazia - ha evidenziato il professore Alviti, presidente dell'Azione Cattolica per la Provincia di Frosinone - La preoccupazione è che l'Ucraina possa trasformarsi in un nuovo Vietnam o in una nuova Corea, con le terribili conseguenze che possiamo immaginare. Ora dobbiamo ragionare, senza farci prendere dalla frenesia di schierarci a tutti i costi, di dividere in buoni o cattivi, come ci chiede il Papa, pur tenendo presente che c'è un aggressore e un aggredito».

«La Caritas, con le sue varie strutture dislocate nel mondo, è stata sin da subito al fianco dei profughi, fornendo assistenza - ha ricordato Marco Toti, presidente della Caritas diocesana per la Provincia di Frosinone - siamo di fronte ad un fenomeno migratorio diverso, tuttavia: chi fugge dalla guerra, si stanzia il più vicino possibile ai confini ucraini, per poter tornare il prima possibile. Abbiamo dovuto ripensare e diversificare la nostra esperienza di accoglienza, per adattarla alle esigenze dei profughi. Molti di quelli che stiamo aiutando non sono ucraini, sono di nazionalità diverse, lì per motivi di studio o di lavoro ma il loro retroterra socio-culturale merita un'attenzione particolare, che non è costruita su una base ideologica ma serve per andare incontro alle loro necessità.

Non abbiamo attivato i soliti percorsi di integrazione perché i rifugiati non vengono qui nell'ottica della stabilizzazione. Un ringraziamento va agli ucraini da tempo residenti in Italia che si sono messi a disposizione per fare da mediatori». «Dobbiamo costruire la pace ogni giorno e soprattutto dobbiamo salvaguardare valori come la democrazia e la libertà - ha dichiarato il consigliere delegato alla cultura Francesca Cerquozzi - ben vengano questi momenti di riflessione su principi che noi diamo per scontati ma che, altrove, sono messi in discussione». L'evento è stato fortemente voluto dall'Università Popolare di Veroli, che da sempre pone la massima attenzione a tematiche che sposino attualità e cultura.