L'allarme per la diffusione della peste suina africana nella regione Lazio è stato al centro di una audizione congiunta con i direttori interessati e le associazioni degli allevatori nelle commissioni Agricoltura e Sanità. Hanno aperto la discussione le relazioni dei dirigenti regionali interessati (Agricoltura, Ambiente e Sanità), insieme ai tecnici dell'istituto zooprofilattico.

Si sta cercando di contenere il contagio con due ordini di interventi: il primo di chiusura della zona del Raccordo anulare, utilizzando l'autostrada come barriera, chiudendo i varchi aperti, e monitorando le carcasse presenti; il secondo di riduzione della densità dei cinghiali al di fuori delle zone interessate dal contagio, in maniera da attuare una sorta di "distanziamento fisico" e di ridurre le possibilità per il virus di diffondersi. Proprio nelle scorse ore è stato approvato in Giunta regionale il provvedimento che consentirà di intensificare l'abbattimento semplificando le procedure sia dentro le aree protette che fuori.

Allo stesso tempo si sta portando avanti un piano per l'abbattimento dei suini presenti negli allevamenti che si trovano nelle zone rosse (la prima fa riferimento all'Insugherata, la seconda a Rieti). Gli allevatori colpiti, che dovranno sospendere le attività aziendali per almeno sei mesi, avranno due tipi di contributi: un ristoro per ogni capo abbattuto e investimenti per attuare misure di biosicurezza. La Regione ha già presentato una richiesta al governo per rientrare fra le aree che ricevono fondi in base al decreto legge sull'emergenza peste suina. Le associazioni degli allevatori che sono intervenute (Coldiretti, Confagricoltura e Cia) hanno parlato di rischio catastrofe e insistito sulla necessità di abbattere i cinghiali in maniera molto più massiccia.