«Vidi le gambe, avvicinandomi. Poi il ricordo diventa offuscato». A parlare è uno dei volontari della Protezione civile che per primi scoprirono il corpo di Serena nel bosco dell'Anitrella, tra la vegetazione. Un cadavere "impacchettato" con cura, lasciato in quel punto, dietro ai rifiuti, in una zona frequentata da prostitute e tossici. Non facile da vedere, ma visibile. Questo il racconto dei volontari che nonostante non abbiano più memoria dei dettagli ancora riescono a raccontare la paura. Il terrore quando capiscono che quello non era affatto un manichino. «Se si guardava con attenzione, facendo una ricerca e non una scampagnata, si scorgeva» racconta uno dei giovani volontari. Uno dei primi a individuare i piedi della studentessa.

Quando realizzò che quello era un cadavere uscì dalla radura. «Lasciai la radura e mi appoggiai al guardrail, poi vidi una macchina nera passare e feci segno di fermarsi. I due amici che erano con me scapparono e fecero accorrere gli altri» racconta. «Non pensammo a mettere il nastro» aggiunge, descrivendo non senza difficoltà l'emozione di quei momenti. «Attirati dai televisori ci siamo avvicinati per pura curiosità, eravamo vicini Angelo ed io - gli fa eco un altro - Angelo si gira: la faccia ghiacciata e bianca. Allora guardo in quella direzione. Poi ricordo che abbiamo gridato. E abbiamo fatto avvicinare gli altri componenti».

«Ha visto il corpo?» chiede il pm Siravo. «Non so dire, forse accavallo qualcosa vista poi in tv. Ricordo che notai una sagoma, le gambe. Poi sono scappato».«Me lo disse con lo sguardo di girarmi a sinistra, ma io non notavo nulla. Andando avanti vidi un corpo, simile a un manichino - continuano i racconti - Dove ero all'inizio era impossibile vedere, per la vegetazione, mi son dovuto avvicinare. Se Angelo non mi avesse fatto notare il corpo non l'avrei visto. Il cadavere non era direttamente percepibile se non a una distanza di 4 o 5 metri».

Ascoltata ieri anche una funzionaria delle Poste di Colfelice dove Vincenzo Quatrale, uno degli ufficiali imputati, avrebbe eseguito il pagamento di un bollettino nello stesso orario in cui, secondo l'accusa, sarebbe invece rimasto in caserma realizzando poi il falso nell'ordine di servizio. Nel ritornare indietro, verso la caserma, Quatrale avrebbe eseguito il pagamento, di cui l'ufficiale ha conservato la ricevuta. Pagamento che per la difesa di Quatrale, rappresentato dagli avvocati Francesco Candido e Paolo D'Arpino, sarebbe una prova importante dell'assenza dei presunti falsi nell'ordine di servizio: l'ex vice comandante della caserma di Arce si sarebbe trovato a Colfelice per pagare il bollettino - che corrispondeva ogni mese per un acquisto fatto - e non in caserma.

E il numero 116, riportato sulla ricevuta, sarebbe per la difesa Quatrale la prova che non poteva trattarsi di un'operazione eseguita nella prima parte della mattinata. «Ogni sportello ha il suo progressivo di operazioni» ha spiegato la funzionaria in riferimento al "116" stampato sul documento. A parlare, poi, una donna ascoltata in aula sulle attività svolte quella mattina fino al controllo dei carabinieri: è l'avvocato D'Arpino a ricordarle gli spostamenti fino al Comune, poi gli accertamenti dei carabinieri non prima delle 13.20: tasselli importanti nella ricostruzione della posizione degli imputati. Il pm Siravo non esclude di riascoltare la professoressa Cattaneo in considerazione delle novità della dottoressa Magni sull'orario morte di Serena. Chiesta l'escussione del colonnello Sparagna e di un altro militari, è stato stabilito che le prossime udienze saranno dedicate ai consulenti.