La sentenza d'appello dello scorso febbraio aveva rimarcato quella di primo grado per Mario Teoli: quindici anni di reclusione. Questa la pena che il giudice Di Croce aveva stabilito in abbreviato a Cassino per il trentenne accusato di aver accoltellato il padre Antonio al culmine di una lite. Sei i fendenti sferrati senza pietà mentre i due erano a tavola, in una sera del 2018, nella loro casa a due piani lungo la provinciale per Esperia. Il pm Emanuele De Franco, con un'attenta requisitoria, in primo grado ne aveva chiesti 14: pena l'ergastolo, diminuito in relazione alla scelta del rito (abbreviato) e alla seminfermità mentale del trentenne, dedito a un uso smodato di alcolici. Anche in quella sera d'estate di alcol ne era stato consumato senza misura: questo lo diranno, poi, le perizie e la ricostruzione degli inquirenti.

Ora si va in Cassazione ma sarà una trattazione scritta. L'avvocato Emiliano Mignanelli, per le parti civili (in rappresentanza del fratello maggiore di Mario) aveva recentemente depositato le proprie conclusioni, in cui sottolineava come elementi quali il rigetto della nuova perizia psichiatrica e la mancata concessione delle attenuanti generiche siano di per sé elementi chiave per valutare la possibile conferma della sentenza d'appello. Conferma chiesta anche dalla procura generale. Sale l'attesa per conoscere la decisione oggi della Cassazione.