«Prendevo le schede dal cartone, le aprivo a metà e le passavo alla mia collega. Non mi sembra che ci fossero schede particolari né che qualcuno abbia contestato questa circostanza. Poi, a metà scrutinio, sono svenuta e quindi sono stata sostituita». Questo è il racconto di una delle scrutatrici ascoltate ieri in aula per il processo nato dall'inchiesta sui presunti brogli elettorali a Piedimonte, nella scorsa tornata amministrativa.

Un racconto affiancato da diverse contestazioni da parte delle difese sul modo di visionare le schede, sui tempi e su dettagli affatto secondari. Pure sul numero di seggi.
L'inchiesta lo ricordiamo è proprio quella delle schede elettorali "segnate": quadrati, triangoli e croci su circa 80 schede, si disse inizialmente. Segnali criptici che avrebbero sostanziato il ricorso al Tar, poi al Consiglio di Stato (estinto). Da questo filone prese quindi impulso l'attività investigativa del Commissariato, coordinato dal pm Bulagrini Nomi.

Una vicenda in cui furono coinvolti l'ex candidato a sindaco Urbano, il funzionario dell'ufficio elettorale Spiridigliozzi e due rappresentanti di lista, Cancanelli e Salvatore. Ieri in aula sono stati incalzati dal pm e dalle difese sia il presidente del seggio che gli scrutatori. «Venivano aperte le schede, c'era chi le prelevava. Poi venivano aperte e mostrate e quelle non valide scartate» racconta uno dei testimoni. «Le schede non valide furono azzerate per voti nulli, o cose simili. Non per segni "strani"» afferma un altro. «Una volta sistemate nelle scatole sono state portate all'interno del Comune - dichiara in aula - ma non ricordo al 100%... Ricordo il corridoio».

C'è stata quindi la rinuncia ad ascoltare altri scrutatori, poi il rinvio al prossimo 6 luglio per ulteriori escussioni testimoniali. Gli avvocati Di Bona, Ranaldi, Cerrito, Troiano, De Vivo, Malafronte e Di Mascio sono pronti.