«Non sempre rispettati gli accordi sulle proroghe ai precari e sul Piano di assunzioni. I tempi delle liste di attesa sono sempre più biblici, il sottorganico è una piaga e sulle Rsa siamo cronicamente in ritardo. Bisogna intervenire in fretta. La Cisl non starà a guardare». Lo afferma il segretario generale della Cisl Lazio Enrico Coppotelli. Che rileva: «Non vorremmo che, terminata la pandemia (ancora non lo è) si tornasse a situazioni lontane dalle esigenze delle persone e della sanità. Non ci sono risposte univoche sulla proroga dei contratti per i precari e ancora oggi molte aziende sanitarie non hanno effettuato le proroghe dei contratti. Non erano queste le intese: parliamo di figure professionali fondamentali nella lunga fase dell'emergenza pandemica.

Che fine ha fatto il rispetto del piano di rafforzamento del servizio sanitario del Lazio? Il 22 aprile è stato firmato un accordo sulle proroghe dei contratti e sulle stabilizzazioni dei precari. Con un punto chiarissimo: questi contratti dovevano essere prorogati fino al 31 dicembre 2022. La politica di procedere al rispetto di queste intese a macchia di leopardo e con tempi biblici non può assolutamente andare bene. C'è poi il tema delle liste di attesa e della prenotazione con tempi biblici di esami diagnostici che andrebbero effettuati in tempi rapidissimi: risonanze magnetiche, tac, ecografie, visite gastroenterologiche. Per non parlare del peso che il Covid ha avuto in temi delicati come i controlli ai quali devono sottoporsi i malati oncologici. E per non parlare delle situazioni nelle quali versano quasi tutti i pronto soccorso del Lazio.

Sono condizioni non compatibili con un Paese civile. Dopo oltre due anni di pandemia il personale è allo stremo e soltanto un piano di assunzioni e un rinnovo del contratto ai precari possono consentire un servizio all'altezza». Per il segretario della Cisl «servono medici, infermieri, tecnici di radiologia, di laboratorio, della prevenzione, operatori socio-sanitari, amministrativi. Per questo avevamo giudicato prioritaria la stabilizzazione del personale in servizio. Il sottorganico è una piaga della sanità laziale. Le risposte non stanno arrivando. Anzi, quelle che arrivano vanno in direzione contraria. Siamo preoccupati e chiediamo alla Regione Lazio di invertire la rotta rapidamente».