Aveva presentato una denuncia nei confronti di un uomo che le avrebbe usato violenza, facendo così aprire un procedimento a carico di un cinquantenne di Cassino.
Procedimento archiviato, ma non senza grane per l'operaio finito in procura per difendersi da un'accusa terribile. E infamante. La stessa ragazza, ora alle soglie dei trent'anni residente nel Cassinate, è poi finita nei guai per calunnia. E ieri ha patteggiato la pena a dieci mesi e venti giorni di reclusione, pena sospesa. Condannata pure al risarcimento del danno nei confronti dell'uomo assistito dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola da quantificarsi in sede civile.

Il presunto stupro
La violenza denunciata dalla studentessa del Cassinate, allora poco più che ventenne, risale a circa cinque anni fa. La ragazza conosce su Facebook un uomo con oltre il doppio dei suoi anni e iniziano a scriversi. Una amicizia che diventa in poco tempo intensa. Poi la decisione di vedersi, lontani da una tastiera. L'incontro avverrà una sola volta, la stessa in cui secondo la giovane lui l'avrebbe violentata in aperta campagna. Ma quando l'uomo, difeso dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola, si vede recapitare l'avviso di conclusione delle indagini per violenza sessuale capisce di essere stato messo ingiustamente nei guai. E si difende.

La ricostruzione
Secondo una primissima ricostruzione dei fatti a "nutrire" la menzogna sarebbe stata la scoperta da parte del fidanzato della studentessa delle chiamate ricevute dal cinquantenne. Lei avrebbe riferito di aver preso con lui solo un caffè. Poi il racconto, però, avrebbe preso ben altra piega: non solo l'incontro in un locale. Ma anche la denunciata "costrizione" a seguirlo in aperta campagna, dove sarebbe avvenuta la violenza. In prima battuta l'uomo, operaio di professione, ma pornoattore nel tempo libero, rende esplicita questa sua "passione" che difficilmente farebbe intendere la necessità di ottenere incontri con la forza né tantomeno quella di usare violenza. Non solo. A sostanziare che il rapporto fosse consenziente sono state le chat estrapolate dal cellulare finito nelle mani degli inquirenti. Conversazioni, sia audio che testuali, in cui sarebbe apparsa ben chiara la situazione. Presenta una corposa memoria difensiva dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola in cui sono state allegate numerose chat con la studentessa, il sostituto Marina Marra si sarebbe trovata a ricostruire una cronologia molto chiara. Frasi in cui difficilmente sarebbe stato possibile pensare a uno stupro: conversazioni chiare, dunque, anche per la procura. Che infatti ha archiviato il procedimento aperto nei confronti dell'operaio, andando pure oltre.

La calunnia e la condanna
Il magistrato, una volta accertato che la giovane donna avesse "costruito a tavolino" la terribile accusa, ha aperto nei confronti della stessa un procedimento per calunnia. La studentessa, quindi, è stata chiamata a comparire davanti al giudice per le udienze preliminari per fornire sostanziali spiegazioni. Si è svolta proprio ieri l'udienza davanti al gup di Cassino e in quella sede la ragazza ha deciso di patteggiare la pena: una condanna a dieci mesi e venti giorni di reclusione, oltre al pagamento del danno che verrà quantificato in sede civile.